ALTRI TITOLI MINORI

Non solo Rafa Nadal: sono diversi i tennisti che chiudono la propria esperienza a Wimbledon con un titolo conquistato nel giorno in cui si è celebrata la chiusura dell’edizione 2010. Scopriamoli assieme

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Londra (Gran Bretagna) – E’ stata una giornata storica a Budapest e dintorni. Per la prima volta nella storia di questo sport, un tennista ungherese si è aggiudicato un torneo juniores (maschile) del Grande Slam. “In realtà è il secondo, perché lo scorso anno vinsi il torneo di doppio agli U.S. Open”: è proprio l’artefice di questo importante risultato a fare questa precisazione, non doverosa. Marton Fucsovics, 18enne ungherese, che da tre però si allena a Stoccarda, è infatti il campione dell’edizione juniores 2010 di Wimbledon, al termine di una settimana che lo ha consacrato come assoluto protagonista della competizione, nonostante il seeding lo annoverasse soltanto come tredicesimo favorito.

Una settimana perfetta. Fucsovics, però, sull’erba sa già destreggiarsi con assoluta maestria, come emerge dal fatto che nel suo palmares, negli under 18, vanti anche il titolo al Gerry Weber Open nel 2009: un preludio a quanto sarebbe avvenuto nello Slam londinese, dove Marton non è mai dovuto ricorrere al terzo set per aggiudicarsi le contese. E pensare che le maggiori insidie le aveva vissute al primo turno, quando si era imposto sullo statunitense Junior A. Ore “solo” per 7-6 6-4, dopodiché aveva concesso soltanto le briciole ai malcapitati avversari. Due giochi a Colella, cinque a Marsalek, sei a Duckworth e cinque ad Arguello, prima dello scontro finale, che a sorpresa lo opponeva all’australiano Benjamin Mitchell. Il 18enne del Queensland, dal canto suo, si era meritato la finale grazie ad un tennis fatto di giocate di fino, con le quali aveva ribaltato i pronostici che lo volevano sconfitto contro la terza testa di serie Tiago Fernandes, negli ottavi, e la sesta Damir Dzumhur, nei quarti. Dopo la semifinale-paseggiata contro il britannico Oliver Golding, Mitchell era pronto a sfidare il tritasassi Fucsovics.

Bel match. La finale metteva bene in risalto il motivo per cui oggi in campo c’erano questi due ragazzi e non altri tra i 64 presenti al via: il tennis era da subito gradevole, tanto che i giochi si mostravano combattuti e i punti venivano spesso risolti con soluzioni altamente spettacolari, tra una bordata di Marton e una magia di Benjamin. L’australiano tentava il primo allungo, sul 3-2 e servizio, ma pagava la momentanea scarsa vena del suo dritto per subire il contro break dell’ungherese. Erano poi alcune grandi giocate in risposta a permettere a Fucsovics di togliere un’altra volta il servizio all’australiano, chiudendo la prima partita sul 6-4. Forte, poi, di prime palle che sfioravano i 200 chilometri orari e di dritti al fulmicotone, Marton provava a chiudere in anticipo la contesa, con un break in apertura di seconda frazione, ma un nuovo sussulto di Benjamin rimetteva le cose in parità. Fino al 4-4, quando un finale di set analogo al precedente sanciva la chiusura della manifestazione, col titolo che andava a Fucsovics, primo ungherese ad aggiudicarsi una prova di questo livello, sebbene sia il terzo tennista dell’Est-Europa a vincere consecutivamente questo torneo: nel 2008 toccò al bulgaro Grigor Dimitrov, nel 2009 al russo Andrey Kuznetsov

Ancora Paes-Black. Chiunque pensi che l’ultimo incontro andato in scena sul campo centrale sia stata la finale tra Rafa Nadal e Tomas Berdych, commette un errore: perché l’ultimo atto sul primo campo per importanza dell’All England Lawn Club è spettato ai protagonisti della finale di doppio misto, vale a dire Lisa Raymond e Wesley Moodie da una parte, Leander Paes e Cara Black dall’altra: tutti giocatori che almeno in un’occasione si erano aggiudicati questo torneo sia nel doppio tradizionale, sia in quello misto, ad eccezione però di Moodie – vincente solo nel maschile – che dei quattro era anche il meno titolato. Per il resto erano in campo ben 30 titoli Slam (di cui 13 in misto), con la curiosa coincidenza che 11 anni fa Paes e Raymond si laurearono campioni proprio in questo torneo, facendo coppia, mentre oggi erano l’uno contro l’altra. A spuntarla sono stati Paes e Black, che hanno bissato così il successo già ottenuto agli Australian Open, superando Raymond-Moodie con il punteggio di 6-4 7-6(5), e raggiungendo quota 3 titoli di coppia negli Slam.

Sorride la Gran Bretagna. L’ultimo incontro ad essersi chiuso (poco prima delle 19 locali) nella giornata finale delle competizioni è invece stato l’atto conclusivo del torneo di doppio maschile juniores, che ha finalmente regalato una vittoria ai britannici, misera consolazione se comparata alle aspettative che i tifosi di casa non nascondono di avere all’inizio di ogni edizione (ogni riferimento a Murray è assolutamente voluto). A vincere sono stati il 16enne Liam Broady e il 18enne Tom Farquharson, che hanno sconfitto in due set i connazionali Lewis Burton e George Morgan, scontro fratricida conclusosi in due set tirati, entrambi appannaggio dei più “freschi” Broady e Farquharson (7-6(4) 6-4). Non un riferimento casuale quello relativo alla miglior condizione atletica dei due futuri vincitori, visto che Morgan e Burton nel pomeriggio di sabato sono stati protagonisti di un’epica battaglia, che li ha visti prevalere per 15-13 al set decisivo contro il duo tedesco Heller-Krawietz, dopo che già agli ottavi di finale la coppia britannica si era resa protagonista dell’eliminazione dei primi giocatori del seeding, Beretta-Quiroz, col punteggio di 4-6 7-5 11-9. Nulla da eccepire, quindi, sulla loro sconfitta odierna, che ha comunque agevolato due propri connazionali. L’orgoglio dei giocatori che battono l'”Union Jack” è comunque salvo.

Stephens-Babos, due fuoriclasse. Sin dalla composizione del tabellone del torneo di doppio femminile juniores, la coppia costituita dall’ungherese Timea Babos e dalla statunitense Sloane Stephens (entrambi classe 1993) veniva ben quotata da buona parte degli addetti ai lavori, per il valore che entrambe le giocatrici avevano già dimostrato di possedere nelle varie competizioni cui avevano preso parte, sia tra le giovani che tra le professioniste. Nella finale di oggi, le due hanno confermato quanto di buono si dice da tempo sul loro conto, non lasciando scampo alla coppia che si fregiava della prima testa di serie, composta dall’ucraina Elina Svitolina (vincitrice del Roland Garros in singolare, classe 1994, prima giocatrice al mondo di categoria) e dalla russa Irina Khromacheva (numero 2 dell’ITF ranking, classe 1995). Soltanto un set è durata la difesa delle due giovani tenniste dell’Est-Europa, che dopo aver seriamente rischiato di capitolare nel tie break, vinto col punteggio di 9-7, sono state dominate dalle avversarie, che hanno chiuso la contesa con un doppio 6-2.

Panoramica sugli altri tornei. Le olandesi Esther Vergeer e Sharon Walraven hanno fatto proprio, secondo pronostico, il torneo femminile su carrozzella, mentre in campo maschile l’analoga manifestazione se la sono aggiudicata l’olandee Robin Ammerlaan e lo svedese Stefan Olsson. Nei tornei ad inviti, i titoli sono andati al duo australiano Path Cash-Mark Woodforde per quanto riguarda il torneo “Senior” – che hanno sconfitto 6-2 7-6(5) lo svedese Anders Jarryd e il britannico Jeremy Bates – agli statunitensi Donald Johnson e Jared Palmer – vittoriosi per 6-3 6-2 su Ferreira-Kafelinkov – nella categoria maschile e all’infinita Martina Navratilova, in compagnia di Jana Novotna – che si sono imposte per 7-5 6-0 su Tracy Austin e Kathy Rinaldi-Stunkel – nella categoria femminile. Eh sì, perché passano le stagioni, ma il nome Navratilova non è mai di troppo negli albi d’oro di Wimbledon.

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