I TURBAMENTI DELLA GIOVANE VIKA

Deludentissima prova di Azarenka al cospetto di una volitiva Kvitova. Impressiona Serena Williams, soprattutto al servizio, mentre Sharapova fatica contro Zahlavova Strycova e attende la detentrice al prossimo turno

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Londra (Gran Bretagna) – Bene Serena, così così Maria, malissimo Vika. Non è difficile riassumere la prestazione fornita oggi da tre delle maggiori giocatrici impegnate nel loro incontro di terzo turno. La prima a scendere in campo è stata la bielorussa Victoria Azarenka, quattordicesima testa di serie, che doveva affrontare la ceca Petra Kvitova lungo il cammino che l’avrebbe dovuta portare a mettere a segno un risultato importante dopo mesi di totale frustrazione.

Victoria, non Vittoria. La parte iniziale del match ha generato l’illusione che la bielorussa potesse disporre, se non facilmente, quantomeno senza grandissimi pericoli della ceca, che appariva piuttosto spaesata in campo. Troppo frequenti i suoi errori – che derivavano da una condotta di gara piuttosto arrischiata – che permettevano ad Azarenka di mantenere viva la sua tattica di gioco, basata sul fare spostare con saggezza Kvitova. La ceca cedeva il proprio turno di battuta sull’1-1, cercando troppo poco spesso il servizio ad uscire dalla propria sinistra – come invece sarebbe preferibile facesse un mancino – e non creandosi così un vantaggio sostanzioso nello scambio successivo. Azarenka confermava il break per tutta la durata del primo set, arrivando vicina ad aggiudicarsi la frazione già sul 5-3 e servizio dell’avversaria. Giunta a due punti dall’archiviare mezza pratica, la ventenne residente a Scottsdale sprecava la ghiotta occasione e dava il là ad alcuni atteggiamenti di nervosismo, figli di un periodo che le ha regalato più dubbi che soddisfazioni. E quando, sul 5-4, Kvitova trovava finalmente il coraggio di dare un seguito alle soluzioni potenti che il suo gioco da fondo le consente – seguendole anche a rete – la bielorussa si scioglieva come ghiaccio al sole, irritata, confusa e molto distante da quella giocatrice che qui, lo scorso anno, raggiunse i quarti di finale. Le battute conclusive del secondo set non si distinguevano per il gioco armonioso, anzi, le due contendenti sembravano giocare a chi sprecava più opportunità. E in questo fondamentale, Azarenka si mostrava ancora la migliore, perché sul 5-6 perdeva nettamente un altro turno di battuta e concedeva a Petra di issarsi avanti di un set.

Da dominio a dominio. Il risvolto ancora più grave, per Azarenka e il suo staff, doveva ancora arrivare, perché dopo aver perso un set per una sopraggiunta confusione tattica ed emotiva, la bielorussa nel secondo parziale decideva di lasciare completamente la scena a Kvitova – che mai in carriera aveva vinto un match a Wimbledon prima di quest’anno. La ceca dava sfoggio di tutto il suo potenziale, intensificando anche le discese a rete dove trovava un paio di soluzioni di pregevole fattura. L’emorragia di giochi della bielorussa proseguiva indisturbata, Kvitova non regalava più punti in successione come accaduto nella prima frazione e in breve tempo si concretizzava un 6-0 davvero difficile da pronosticare alla vigilia, ben definito dallo score di punti vincenti giocati : 12-3. Il periodo nero di Azarenka trova così conferma, ma quello che è emerso oggi è che la tennista nata a Minsk ha bisogno di migliorare la propria attitudine alla partita, perché Kvitova ha avuto strada libera anche per il nervosismo cui Viktoria si è lasciata andare alle prime difficoltà. Non lo stesso discorso può essere invece fatto per Dominika Cibulkova, che, pur avendo perso con un punteggio speculare, aveva a che fare con un’avversaria di tutt’altro lignaggio, Serena Williams.

Serena, che servizio. La più giovane delle figlie tenniste di Richard Williams ha messo bene in chiaro le cose: il suo stato di forma è eccellente e, complice una Cibulkova scesa in campo un pochino impaurita dallo scenario del centrale di Wimbledon, si è resa protagonista di un primo set durato la miseria di 18 minuti. Sei i giochi disputati, che non portavano in dote alla slovacca più di 6 punti, di cui uno soltanto alla risposta: ed è da qui che giungono le migliori notizie per Serena, che metteva a segno 6 aces sui 13 punti giocati. E se già così era concepibile notare quanto la sua giornata al servizio fosse stata notevole, bastava attendere la stretta di mano per rendersi conto che gli aces della statunitense erano diventati ben 20, su 43 punti giocati in battuta. A questo ragguardevole risultato si giungeva anche grazie al miglior secondo parziale giocato da Dominika, che faceva correre Serena e la costringeva fino al 5 pari, quando la prima testa di serie e detentrice del titolo piazzava l’allungo decisivo verso il 6-0 7-5. Segnali importanti in vista di un probabile poker qui a Londra, perché una prova di questo tipo al servizio può incutere timore a qualsiasi avversaria.

Maria, “serve” di più. E di sicuro non può stare tranquilla, a prescindere dal fatto che abbia assistito o meno alla straripante performance di Serena, Maria Sharapova. La siberiana è infatti riuscita a superare la ceca Barbora Zahlavova Strycova al termine di una partita caratterizzata più dagli errori delle due sfidanti che non dai punti vincenti, e se Maria è stata capace di vincere la prima frazione per 7-5 deve dire grazie in primis ad “Hawk Eye”, cui è ricorsa in ben 4 occasioni, trovando sempre conforto rispetto alle sue impressioni. Quattro break hanno sancito il 2 pari in cui la ceca e la russa si ritrovavano nel primo set, che poi mantenevano i propri turni di battuta fino al 6-5 in favore della ex numero 1, anche se più che per merito dei servizi questo punteggio era frutto della pessima prestazione delle due alla risposta. Nel dodicesimo gioco un nuovo show dettato dalla sensazione di vivere una partita da “sola contro tutti” da parte di Barbora – mostratasi irritata spesso e volentieri senza una vera ragione – creava  i presupposti affinchè Maria prendesse il terzo break della prima frazione, utile per farla propria dopo quasi un’ora di orribile tennis. Nella seconda partita Maria cominciava con l’handicap (0-1 con break), ma si riprendeva immediatamente e andava a chiudere la contesa in suo favore col punteggio di 7-5 6-2, mostrando qualche sprazzo di buon tennis in mezzo ad una prova opaca contro un’avversaria poco più che modesta. Contro Serena ci vorrà di più, molto di più.

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