IO NON SONO CAMBIATO

Tomas Berdych domina Novak Djokovic e guadagna la sua prima finale in un torneo dello Slam. Ma il ceco ribadisce che i suoi successi non dipendono da qualche nuova ricetta

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Wimbledon 2 Luglio 2010 – Tomas Berdych è di nuovo l’uomo del giorno. Dopo avere eliminato ed innervosito l’esacampione Federer, oggi il ceco ha dominato o quasi Novak Djokovic conquistando la prima finale in un torneo del Grande Slam, dove affronterà Nadal per tentare di sconfiggere uno dopo l’altro i primi tre giocatori del mondo. Anche se ovviamente la coppa di Wimbledon vale ben più di questa curiosità numerologica.

Nella conferenza stampa che riportiamo, il ceco ribadisce che la sua esplosione non nasconde particolari novità nella preparazione o nella tattica, ma è il frutto di tanti anni di lavoro.

In una scala da uno a dieci, che punteggio daresti al tuo match di oggi?

Non so, è difficile esprimerlo con un numero. Di sicuro almeno otto o nove.

Come ti senti ad essere in finale?

Beh, per ora è una sensazione fantastica. Sto cercando di godermi esclusivamente la vittoria di oggi. Cercherò di fare quello che ho fatto dopo Roger, oggi penserò solo all’incontro appena vinto e da domani mi concentrerò sulla finale. Non ho ancora finito qui, manca ancora una partita.

Hai battuto Federer e Djokovic uno dopo l’altro. Non hai più paura di nessuno?

Beh, chiaramente non sarebbe una bella cosa se ti dicessi di avere paura di qualcuno. Sto giocando bene, mi sento benissimo e in piena forma e spero di avere qualche energia residua per l’ultima partita. E non vedo l’ora di giocarla, no, di certo non ho paura di nessuno.

Pensi di avere giocato meglio rispetto a quando hai battuto Federer?

E’ difficile confrontare le due prestazioni. Gli avversari erano diversi, e sono stati degli incontri diversi. Io ho giocato, non dico il mio tennis migliore, ma ho fatto quello che dovevo, concludere in tre set. Questo è stato molto importante.

Sei sopreso di avere vinto in tre set, considerando l’importanza dell’incontro?

Si, sicuramente. La chiave è stato il tiebreak del secondo set, ma non avrei neanche dovuto arrivare a quel tiebreak. Ho servito per il set, ma ho commesso un paio di errori e ho ceduto il servizio. Poi nel tie-break ero avanti 6-3 ma ho concesso dei set point a Novak. Insomma, anche nel secondo set sono stato superiore, ma mi sono reso la vita più complicata. Fortunatamente alla fine sono riuscito a portare a casa il set, e Novak è calato moltissimo. Credo più mentalmente che fisicamente.

Dopo la semifinale di Parigi ti sei detto che, se ti fossi trovato nella stessa situazione, non avresti sprecato nuovamente l’opportunità?

Non so se si possa dire che ho sprecato un’opportunità. In ogni caso sono molto contento di avere una nuova possibilità così presto. I ricordi di Parigi sono ancora freschi. Credo di avere dimostrato di avere imparato la lezione a Parigi.

Ti senti più forte degli scorsi anni, sia dal punto di vista fisico che mentale? Ti senti diverso?

Certamente. Sono molte cose, mi sento più fiducioso, più forte dal lato mentale, ma anche fisico. E mi pare che i risultati si vedano.

Dici che utilizzi la stessa tattica con qualsiasi avversario, ma domenica potrai trovarti di fronte due avversari dallo stile diverso. Hai in mente degli approcci diversi per ciascuno dei possibili avversari?

Assolutamente no. Stanno ancora giocando, e nel tennis non puoi scegliere il tuo avversario. Vincerà il migliore, e sarà lui ad affrontami in finale. Sia che sia Rafa o che sia Andy non è facile trovare delle tattiche speciali per ciascuno di loro. Hanno entrambi esperienza con finali di slam, io no. Quindi mi limiterò a concentrarmi e a giocare il mio tennis.

Visto come stai giocando, ti è capitato di pensare a te come il campione di Wimbledon domenica?

Finora ho giocato piuttosto bene. Ma c’è una partita ancora da giocare, e devo solo mettere tutto quello che ho in questo incontro. Comunque sono qui per vincere il titolo, ed è per questo che cerco di vincere ogni incontro.

La tua famiglia sarà qui domenica? Qualcun altro verrà apposta per la finale?

Si, mio padre e mia madre sono già arrivati per la semifinale e resteranno per la finale.

Questa è la tua prima finale in un Grande Slam. Pensi che in tutti questi anni hai giocato al di sotto delle tue possibiltà, visto che tutti hanno sempre parlato di te come di un giocatore dalle potenzialità enormi?

Assolutamente no. Mi alleno ogni giorno, e so perche’ lo faccio. Ci sono giocatori che cercano di vincere uno o due incontri in un torneo dello Slam.

Ora sono in una situazione diversa. Sono in finale, ma ci ho provato nello stesso modo in cui ho sempre fatto. Il tennis è così, uno sport durissimo in cui puoi incontrare avversari difficili fin dal primo turno. Quindi no, non ho niente da rimproverarmi. Ora sto giocando bene e sono in finale. Questo è quanto. Non credo abbia senso pensare al passato o al futuro.

Ti aspetti di dormire bene la notte prima della finale, pensi di riuscire a rilassarti come in un qualsiasi altro giorno?

Sicuramente la cosa migliore da fare è dormire bene. Non credo che mi farò disturbare dalla tensione. Mi godrò il momento, cercherò di rilassarmi.

Hai lavorato in modo specifico sugli spostamenti negli ultimi anni? Sei evidentemente molto più veloce e più bilanciato quando colpisci la palla.

No, proprio no. Faccio le stesse cose che facevo prima. Non so a che periodo di tempo ti riferissi, ma non direi proprio. So bene che gli spostamenti sono il mio punto debole e che devo migliorare. Lavoro su questo aspetto quasi ogni giorno, e credo di migliorare continuamente.

Quando ti sei sentito per la prima volta in grado di vincere un torneo del Grande Slam?

Beh, a questa domanda potrò rispondere solo dopo l’incontro di domenica se andrà bene. Devo ancora giocare un incontro, assolutamente non posso rispondere a questa domanda.

C’è stato un momento, o una settimana, in quest’anno in cui hai capito che questo sarebbe stato un anno speciale per te?

Ho iniziato a giocare bene fin dall’inizio della stagione. E non l’avevo mai fatto. Ho raggiunto la semifinale nel primo torneo, mentre gli scorsi anni avevo sempre perso al primo turno e comunque non avevo mai combinato molto.

Poi ho perso presto in Australia, ed è stata una bella delusione. Ma sono riuscito a mettermela alle spalle, e ho giocato due grandi tornei a Indian Wells e Miami. Penso che un momento chiave sia stato l’incontro con Roger a Miami che ho vinto dopo avere annullato un match point. Lì sono cambiate molte cose.

Hai detto di essere stanco. Hai problemi fisici significativi o è tutto a posto?

No, nessun problema. Mi sento solo un po’ stanco. Forse è solo la tensione dell’incontro. Dopo un incontro la tensione scompare e ti senti un po’ stanco mentalmente. Ma va tutto bene, questa stanchezza è la stessa dopo ogni vittoria, spero che torni di nuovo.

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