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Non si ferma più Camila Giorgi, giunta al terzo turno dei Championships dopo la vittoria sulla Tatishvili

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Londra (Regno Unito) – Camila Giorgi è stupita da questo risultato, ma fino ad un certo punto: la vittoria di oggi contro Anna Tatishvili è stata tatticamente perfetta e il match le è scivolato via più veloce del previsto, senza particolari difficoltà.

“Sto prendendo sempre maggiore confidenza – ha ammesso l’italiana – ho giocato in maniera più sciolta rispetto al match con la Pennetta e nel secondo set il servizio è stato perfetto. Lei giocava dal fondo e io ho sempre cercato di aprirle il campo per attaccarla e alla fine ha funzionato alla perfezione”.

Da una georgiana ad una russa il passo è breve, visto che nel prossimo turno (salvo complicazioni, visto che il match è stato interrotto per oscurità sul 5 pari nel secondo set) dovrebbe trovarsi di fronte la russa Nadia Petrova, con cui però ha già un precedente vincente in questo 2012.

“Si ci siamo già incontrate una volta e l’ho battuta sul veloce a Memphis quest’anno in due set. Non penso di adottare una tattica particolare contro di lei, come non ho fatto fino ad oggi contro nessun’altra giocatrice. Non è mia abitudine, ovvio che cerco di informarmi sulle mie avversarie, ma preferisco sempre concentrarmi più su me stessa e stare attenta al mio gioco”.

Camila, come detto, non ama molto dilungarsi nelle sue dichiarazioni e alle parole preferisce raccontare la sua storia attraverso il tennis giocato. Amante della buona musica, della lettura e del Boca Junior (anche se tende sempre a ribadire che lei si sente italiana al 100% e che giocherà per l’Italia quando verrà chiamata), la 20enne è come un universo in divenire, anche se il suo obiettivo (e non lo nasconde) è diventare numero 1 del mondo.

Le qualità di certo non mancano, ma per capire qualcosa in più della sua storia e delle sue passioni, ci siamo fermati con il padre Sergio, allenatore e figura di riferimento.

“Io sono un amante dello sport in generale – ha ammesso Giorgi Senior – ed ho sempre spronato tutti i miei figli a fare movimento, indipendentemente dalla disciplina. Come ho già raccontato Camila da piccola era molto portata per la ginnastica artistica e mi avrebbe fatto molto piacere se lei avesse proseguito su quella strada. Lei invece ha deciso di dedicarsi al tennis e in qualche modo, dopo quella scelta, l’ho voluta mettere alla prova. Un giorno, aveva circa 4 anni, la portai ad allenarsi all’interno di un campo coperto, senza riscaldamenti, volevo testare la sua volontà e in qualche modo mi ha sorpreso, perché nonostante le difficoltà è voluta andare avanti. Poi verso i sei anni ci siamo accorti che questa passione era supportata anche dal talento e allora abbiamo iniziato a lavorarci su”.

Una strada lunga e tortuosa quella di Camila, fatta di tanti viaggi e mutamenti nel corso degli anni : “Quando lei aveva sei anni ci siamo trasferiti da Macerata a Pesaro e lì ha iniziato a lavorare con un maestro rumeno, poi siamo andati a Milano, a Como, in Spagna, all’accademia di Bollettieri e poi di nuovo in Spagna. Ma nessuna delle soluzioni che avevo testato all’epoca mi aveva soddisfatto ed è per questo che abbiamo continuato sempre a lavorare insieme, perché ho sempre creduto nelle sue capacità, al di là di quello che è successo lungo il cammino”.

Crescere una figlia e farla diventare tennista non è uno scherzo, soprattutto a livello economico e negli anni l’impegno è stato decisamente oneroso. La Giorgi in passato ha già vissuto momenti di notorietà, ma non sempre è stato facile proseguire il percorso intrapreso, specie perché girare il mondo per i tornei ha un costo che non è sempre possibile affrontare.

“E’ stato un impegno duro – ha ammesso Sergio – ed anche per questo a volte la carriera di Camila ha subito degli stop improvvisi. L’attenzione c’è sempre stata nei suoi confronti, ma la mia è stata una scelta: non volevo infatti che arrivasse in alto troppo presto in, magari legata a contratti che poi le si potevano ritorcere contro. Ho preferito aspettare e farla crescere come atleta, impegnandomi io di più a livello economico e come manager per cercare dei contratti privati, temporanei, che la potessero sostenere senza troppe responsabilità”.

La tecnica di Camila è stata sicuramente una buona base di partenza, ma per il padre è stato fondamentale vedere la naturale attitudine della figlia al sacrificio, perché una delle cose più importanti per uno sportivo è il carattere, dote di cui di sicuro la ventenne italiana non manca, al di là di una normale timidezza da fine adolescenza.

“Lei è molto forte mentalmente e questo è quello che mi ha dato fiducia anche nei momenti più difficili. La parte mentale per un atleta è fondamentale e proprio per questo ci abbiamo lavorato moltissimo negli anni. Lei non ha bisogno di un lavoro profondo sulla tattica, ma piuttosto di essere guidata nel gioco a livello mentale, evitando magari di affrettare gli scambi per chiudere un punto con troppo anticipo. Adesso la vedo più rilassata e credo che se continuerà così sarà li che farà la differenza”.

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