A BIG FRIDAY

Sono due vittorie storiche quelle di Roger Federer e Andy Murray contro Novak Djokovic e Jo-Wilfried Tsonga nelle semifinali di Wimbledon. Lo svizzero diventa il primo uomo capace di cogliere otto finali ai “Championships”, mentre lo scozzese sarà il primo britannico nell’ultimo atto dello Slam londinese dopo Bunny Austin nel 1938

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Non è una domenica, non è il giorno della finale, ma questo 6 luglio 2012 sarà ricordato per sempre come uno dei giorni più importanti della storia ultracentenaria di Wimbledon. Le due semifinali odierne, consegnano ai libri di storia i nomi di Roger Federer e di Andy Murray, che in modo diverso e per ragioni differenti conquistano due incredibili primati personali. Lo svizzero, battendo Novak Djokovic per 6-3 3-6 6-4 6-3, è diventato il primo uomo capace di qualificarsi per ben otto volte per la finale del torneo che si disputa all’All England Club e domenica andrà a caccia della settima vittoria per eguagliare il record di Sampras. Lo scozzese invece, superando Jo Wilfried Tsonga per 6-3 6-4 3-6 7-5, riporta la Gran Bretagna in finale a Wimbledon dopo 74 anni, per la prima volta nell’era open. L’ultimo suddito di sua maestà capace di arrivare all’ultimo atto dei championships era stato Bunny Austin, finalista nel lontanissimo 1938. Ora il sogno di una nazione intera, non può che essere quello di rivedere un britannico con in mano la coppa del vincitore, evento accaduto per l’ultima volta nel 1936, quando a trionfare fu il grandissimo Fred Perry.

Brividi britannici. C’è mancato davvero un pelo che Andy Murray non rovinasse tutto e vedesse svanire ancora una volta il sogno di giocare la prima finale a Wimbledon. Dopo aver giocato nei primi due set il miglior tennis del torneo, e forse della carriera, lo scozzese ha rischiato davvero di approdare ad un pericolosissimo quinto parziale, dove sarebbero potuti riemergere i fantasmi delle tre semifinali perse nelle ultime tre edizioni. La “colpa” più grande di Murray, è stata quella di rimettere in gioco uno Tsonga assolutamente impotente nelle prime due partite, dominato dalle risposte e dai grandissimi passanti del numero 4 del mondo. In avvio di terza partita, lo scozzese ha letteralmente regalato un break, che di fatto ha permesso al francese di entrare in partita e di caricarsi. Da quel momento è iniziata la fase più bella del match, culminata in un quarto set ricco di emozioni e di colpi spettacolari. La svolta è arrivata sul 4-4, quando Tsonga ha sciupato due palle break (più di quanto le abbia salvate Murray), che se convertite avrebbero concesso al francese la possibilità di servire per andare al quinto e riprovare a completare una straordinaria rimonta, come quella che gli era riuscita nel 2011, ai quarti di finale, contro Roger Federer. Tsonga in quelle occasioni ha rischiato, ma le sue risposte potenzialmente vincenti, sono finite appena lunghe. Scampato il pericolo Murray ha conquistato il break del 7-5 con un gran game, scongiurando un quinto set, in cui, contro uno Tsonga sulle ali dell’entusiasmo, probabilmente non sarebbe stato favorito.

Roger sul velluto. Paradossalmente è stata molto più facile la vittoria di Federer contro il numero uno del mondo e campione in carica di Wimbledon, Novak Djokovic. Non è servita infatti allo svizzero una prova eccezionale, come quella che gli era occorsa nell’ultima occasione in cui aveva battuto il serbo in semifinale al Roland Garros l’anno scorso. Allo svizzero è “bastato” un rendimento super con il servizio e una prova povera di errori, per superare un Djokovic falloso e apparso decisamente lontano dalla condizione migliore, soprattutto a livello mentale. La svolta del match si è avuta a cavallo tra terzo e quarto set, quando Roger ha prima annullato una palla break sul 4-4 e poi ha messo in fila cinque games, che di fatto hanno ammazzato il match. Djokovic, sotto 4-5 nel terzo parziale, ha sbagliato uno smash abbastanza comodo, che ha aperto la strada per la vittoria del set da parte di Federer, e da quel momento non è stato più in grado di reagire adeguatamente. Il serbo ha dato quasi l’impressione di essere rassegnato a perdere e non ha mai più impensierito Federer fino alla fine della partita. Tutto questo ovviamente senza nulla togliere a quel campione straordinario dello svizzero, che a quasi 31 anni ha dimostrato di poter dire ancora la sua negli slam e di potersi opporre validamente al duopolio Djokovic-Nadal (era dall’Australian Open 2010 che non avevamo una finale slam senza almeno uno tra “Rafa” e “Nole”).

Finale da libri di storia. Roger Federer domenica giocherà la finale di slam numero 24 in carriera, ottava a Wimbledon come detto, con la possibilità di portare a casa il diciassettesimo titolo major. Ma un’eventuale vittoria significherebbe anche la riconquista della vetta del ranking per lo svizzero, che eguaglierebbe anche un altro record detenuto da Pete Sampras (oltre a quello dei sette Wimbledon), ovvero quello delle 287 settimane in testa alla classifica Atp. Andy Murray giocherà invece la quarta finale del grande slam, cercando di conquistare finalmente il tanto agognato primo major. I precedenti non  ci danno troppe indicazioni su chi possa essere favorito, visto che lo scozzese comanda gli H2H per 8 vittorie a 7, ma tutte le 15 sfide sono state giocate sul cemento ed inoltre il bilancio nelle finali di slam (Us Open 2008 e Australian Open 2010), vede Federer avanti per 6 set a zero. L’esperienza sembrerebbe far pendere la bilancia dalla parte di Federer, ma Murray potrebbe avere delle motivazioni speciali e il sostegno del pubblico, che potrebbe riequilibrare tutto. Comunque vada a finire, domenica sarà una finale indimenticabile, che segnerà un altro momento indelebile nella storia di Wimbledon. Dovesse vincere Murray, a gioire sarebbe soprattutto la Gran Bretagna, dovesse invece vincere lo svizzero, quel capitolo della storia del tennis dedicato a Roger Federer, già oggi voluminoso, potrebbe ampliarsi ulteriormente con una nuova straordinaria pagina.

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