DJOKO UN PO’ MEGLIO

Novak Djokovic supera senza troppe difficoltà Taylor Dent per 7-6 6-1 6-4, mentre Federer ha bisogno di quattro set equilibrati per eliminare Ilja Bozoljac. Eliminato invece Davydenko

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23 Giugno 2010 – Mentre sul campo 18 Isner e Mahut frantumano qualsiasi record di durata, sui campi più nobili si disimpegnano le teste di serie più alte della parte superiore del tabellone, il numero uno Federer e il numero tre Djokovic, reduci da due rimonte in cinque set al primo turno. Entrambi hanno rispettato i pronostici, anche se lo svizzero non ha certo passeggiato neanche oggi. Ad accompagnarli un altro miracolato del primo turno, Nikolay Davydenko. Il destino del russo si separa però da quello di Roger e Nole: Daniel Brands rimonta l’1-6 iniziale ed elimina Kolja vincendo gli ultimi tre set per 7-6 7-6 6-1.

Nole migliora. La stagione di Novak Djokovic destava molte preoccupazioni nei suoi sostenitori, e in tutti quelli che si augurano un tennis che non si riduca al dualismo Federer-Nadal. Indubbiamente l’esordio londinese del serbo non ha fatto molto per dissipare questi dubbi. Nole ha superato con grandi fatiche il buon Olivier Rochus, giocatore di buonissimo livello, ma certamente lontano dai suoi momenti migliori. La sfida odierna, contro Taylor Dent, poteva quindi rappresentare un banco di prova per le condizioni del numero tre del mondo. Sebbene costretto dal ranking a giocare le qualificazioni, l’americano è infatti certamente un giocatore adatto alle superfici rapide.

Nel primo set il gioco arrembante dello statunitense e la pressione da fondo del serbo si sono annullate a vicenda. Il servizio ha fatto da padrone e si è arrivati senza troppi sussulti al tie-break, che il serbo fa suo per 7-5. Un set che non ci chiarisce troppo le condizioni di Djokovic, ma che comunque finisce nelle mani del favorito.

Un record inutile, ma Djoko controlla. Nel secondo set l’equilibrio si rompe, gli attacchi dell’americano finiscono per infrangersi contro i passanti del serbo, che lascia un solo game all’avversario, che coglie un inutile record di velocità di servizio nel torneo di Church Road (237 Km orari, per la cronaca).

Tutto questo mentre il serbo inizia a ricordare il giocatore che vinse un Australian Open. Il terzo set è più quilibrato, ma comunque finisce senza troppi patemi in casa Djokovic per 6-4. Una prova decisamente più rassicurante per Nole, che non ha mai ceduto il proprio servizio, concedendo per altro una sola palla break in tutta la partita. Per lui terzo turno con Montanes, che anche a Wimbledon continua a vincere a dispetto della scarsa considerazione di cui troppo spesso gode.

Il turno di Roger. Anche per Roger Federer valgono molti dei discorsi fatti per Djokovic.  Negli ultimi mesi il tennis dello svizzero si è raramente avvicinato ai suoi (altissimi) standard, con risultati altrettanto deludenti. Ancora più sconcertante il primo turno qui a Wimbledon, una vittoria in cinque set, giunta anche a causa del “braccino” di Alejandro Falla, vicino ad una vittoria epocale.

L’avversario odierno di Roger Federer è stato Ilja Bozoljac, ventiquattrenne numero 152 del mondo.  Il serbo è in realtà giocatore molto talentuoso ma dalla discontinuità proverbiale, con un gran servizio accompagnato da gesti personali ed efficaci. Il risultato è un ranking mediocre, e pochi risultati all’altezza delle sue potenzialità.

Neanche gli dei. Il match conferma tutto sommato tutte le premesse che abbiamo sottolineato. Federer non incanta, ma porta comunque a casa il primo set per 6-3, strappando il servizio del serbo nel settimo game, e completando la partita con un secondo break a zero nel nono game. Il set si chiude con un nastro beffardo su un disperato recupero dello svizzero. Ilja si sente beffato, ma deve sottostare alle leggi del campo.

Neanche questo piccolo atto divino smuove definitivamente Federer. Il secondo set è dominato dai servizi e termina ovviamente al tie-break. A sorpresa è lo svizzero a sbagliare e Bozoljac ringrazia portandosi in parità.

Roger deve lottare. Sembra proprio che Wimbledon non sarà una passeggiata per Roger. A differenza di quanto fatto nel match con Falla, il numero uno del tabellone reagisce però al meglio al set perso, e coglie un importantissimo break nel secondo game del terzo set. Da quel punto Bozoljac può solo limitarsi a tenere il servizio, mentre il servizio dello svizzero appare invulnerabile (86% di prime palle, per dirne una). Si scivola così verso il prevedibile 6-4.

Anche il quarto set è una sfida di servizi, e culmina in un nuovo tie-break, che si dipana fedele ai servizi fino al 6-5 Federer, situazione in cui lo svizzero incarna perfettamente il ruolo di cinico e grazie ad un piccolo minibreak porta a casa l’intero incontro, che termina con un “challenge” richiesto da Bozoljac e i due sfidanti in piedi ad attendere il giudizio nei pressi della rete. Il punteggio finale è quindi 6-3 6-7 6-4 7-6. Per Roger il terzo turno ha il nome esperto ma un po’ invecchiato di Arnaud Clement. Ancora una volta un avversario agevole, quello che ci vuole per un Roger ancora distante dalla sua migliore versione, anche se oggi lo svizzero ha ritrovato per lo meno il servizio.

Davydenko rimontato. Anche Nikolay Davydenko si può iscrivere al club dei miracolati del primo turno, grazie alla rimonta su Kevin Anderson. Purtroppo per il coriaceo russo, il suo destino si è oggi separato bruscamente da quello dei colleghi Federer e Djokovic. Suo avversario e carnefice il tedesco Daniel Brands, ventiduenne numero 98 del mondo, che non ha battuto ciglio dopo il 6-1 iniziale, ed ha rimontato il numero 5 del mondo Davydenko con la solidità del campione.

Quasi a ruoli invertiti, l’inesperto tedesco ha fatto suoi due tie-break consecutivi, il primo per 7-5 e il secondo per 10-8, fiaccando così l’esperto e solido russo, che nel quarto set ha alzato bandiera bianca, e si è limitato a conquistare un solo game. Per il tedesco, alla prima partecipazione a Wimbledon e ai primi successi in carriera a livello Slam, un favoloso terzo turno contro Victor Hanescu. Per Kolja un’eliminazione comunque non troppo sorprendente, vista la condizione ancora approssimativa dopo una lunga assenza, e lo scarso amore per l’erba manifestato dal russo in tutta la sua carriera.

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