IL CUORE DI DJOKO, LA CADUTA DI ANDY

Djokovic sconfigge un tremebondo Hewitt, mentre Lu elimina a sorpresa Roddick in cinque combattutissimi set

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Wimbledon 28 Giugno 2010 – Novak Djokovic c’è. E di questi tempi è già una notizia, vista la stagione negativa del serbo e l’inizio stentato del suo Wimbledon. Vedremo che anche il fisico del serbo ha tentato invano di ostacolare la sua corsa. Eppure Nole affrontava Lleyton Hewitt, che metteva in campo non solo il suo passato, ma anche la vittoria di Halle con annesso lo scalpo prestigioso di Roger Federer. I precedenti, 3-1 in suo favore, erano incoraggianti per il serbo, anche se nell’unica sfida a Wimbledon, tre anni fa, era stato costretto dall’ex numero uno ad una delle tante maratone che poi lo spinsero al ritiro in semifinale.

Lleyton ingenuo. Sarebbe difficile convincere qualcuno che non seguisse il tennis da diversi anni che il micidiale e pragmatico Hewitt capace di raggiungere il primo posto del ranking a fine 2001 si sarebbe trovato a perdere tre set nel modo che abbiamo visto oggi. Sia nella prima che nella seconda partita Lleyton ha infatti tenuto il servizio con facilità fino alle fasi finali, ma in entrambi i casi ha ceduto proprio sul finale. Nel primo set sul 5-6, e nel secondo sul 4-5, le palle break diventavano set points e, sfruttate, procuravano a Djokovic un vantaggio importantissimo. Ma, scopriremo presto, Hewitt combinerà un guaio ancora peggiore nel quarto set.

Nausea serba. Ma il vantaggio di Nole andava a sbattere contro le sue condizioni fisiche. Sul 2-1 del terzo set il serbo chiedeva l’assistenza medica per una crisi fisica. Dolori allo stomaco (“mi sentivo l’addome pieno d’aria” dirà poi il serbo) e nausea introducevano  le prime crepe nel punteggio e nel tennis di Djokovic. Arrivavano così sul 2-2 le prime palle break del match per l’australiano, e sfruttando la seconda, il primo vantaggio dell’intero incontro. Da lì il set degrada, Djokovic accusa sempre più il malessere, e finisce per cedere il servizio nuovamente nel nono game dopo essersi salvato in extremis nel turno precedente. Orribile l’ultimo game, con due doppi falli ed una sbracciata irrazionale a spalancare la strada a Hewitt.

L’orgoglio di Nole. Ceduto malamente il terzo set, Djokovic prova a resistere al suo malessere, e, complice la distrazione di Hewitt, coglie un insperato break in apertura di quarto set. L’australiano appare in preda alla sindrome che prende di fronte ad un avversario malmesso, e rimette in partita il numero 3 del mondo. Con un po’ di fatica ne esce, riporta il punteggio in parità e ritrova apparentemente tutta la sua solidità. Djokovic fatica ma rimane attaccato al proprio servizio, mentre i game in cui batte Hewitt scorrono rapidi fino al 4-4. Nel nono game Hewitt torna al registro dei primi due set. Sale 30-0, ma decide di infilare una serie di quattro orrori: tre dritti sperperati malamente seguiti da uno scellerato doppio fallo. Djokovic, incredulo, ringrazia e si appresta a servire per il match. Gli basterà stringere i denti per portare a casa un match che poteva veramente finire male. Nonostante tutti i problemi Nole rimane freddo e sfrutta con cinismo il regalo dell’avversario, che probabilmente passerà diverso tempo a chiedersi cosa ha combinato.

Le inutili fatiche di Andy. Nei quarti di finale Djokovic dovà affrontare il vincitore tra Andy Roddick e Yen-Hsun Lu. Roddick, direte voi, ma il campo parla un linguaggio diverso. Dopo 4 ore e 36 minuti di gioco, il piccolo cinese di Taiwan è infatti riuscito ad eliminare il finalista dello scorso anno con il punteggio di 4-6 7-6 7-6 6-7 9-7. Nonostante la scarsa esperienza ad alto livello il numero 82 del mondo ha gestito con freddezza un match tiratissimo, rintuzzando con il suo gioco brillante la forza bruta del top-10 americano. Non ha neanche quasi mai tremato, Yen-Hsun, tranne quando nel tie-break del quarto set ha dilapidato un vantaggio di 3-0. Colpisce che il match point realizzato sia stato solo la seconda palla break avuta a disposizione dell’asiatico. Per Roddick una bocciatura drammatica, e dire che le condizioni di quasi tutti i suoi avversari potevano concedergli speranze. O forse proprio questo è il motivo dell’eliminazione?

Tomas maturo. Nel pomeriggio abbiamo anche scoperto il nome dello sfidante di Roger Federer nei quarti di finale. Nessuna sorpresa nel risultato, che ha visto la vittoria di Tomas Berdych ai danni di Daniel Brands, anche se l’evoluzione del match non è stata la più prevedibile, come esprime chiaramente il punteggio di 4-6 7-6 7-5 6-3.  A rendere ancora più chiare le sofferenze inattese del ceco, basterà ricordare che il tedesco, numero 100 del mondo, si è trovato a servire per il terzo set prima di un classico crollo che ha spalancato la via al favorito. Berdych conferma di essere cresciuto sul piano mentale, anche se il suo tennis sembra meno efficace di qualche settimana fa.

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