IMPRESSIONI A FREDDO

Alcuni estratti delle conferenze stampa dei due maratoneti Nicolas Mahut e John Isner, e del numero uno del mondo Rafael Nadal, “sopravvissuto” a cinque sets di dura battaglia con Robin Haase

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Wimbledon. Protagonisti della giornata di ieri, sono stati, Rafael Nadal e John Isner, ma per motivi ben diversi. Se lo spagnolo infatti rientra in questa categoria solo e semplicemente per essere il numero uno del mondo (in quanto ha sofferto non poco contro Robin Haase), mentre lo statunitense per aver portato a casa il match dei record, il più importante, sul piano statistico, della storia del tennis. Abbiamo raccolto, tramite le conferenze stampa, le loro opinioni sui rispettivi incontri.

Il pensiero di “big John”. La prima domanda che è stata fatta al gigante americano riguardava, ovviamente, le sue sensazioni sull’epico incontro da poco portato a casa: “Sono ovviamente molto felice, in quanto ho vinto questo complicato e difficilissimo incontro. Ci sono stati 167 games consecutivi senza break, segno che entrami abbiamo servito in maniera eccellente. Sull’erba può capitare che ci siano numerosi games senza break, ma non pensavo fino a questo punto. Non sapevo davvero più cosa provare a fare per impensierire il mio rivale. E’ stato come un sogno, ma forse anche peggio. Uno può sognare di vincere 22-20 al quinto, magari anche 34-32, ma 70-68 assolutamente no. Circa sul 25-25 ho perso il conto dei game e la cognizione del tempo, e ho iniziato solo a pensare di tenere il servizio faticando il meno possibile”.

Ansia da partita. Dopo la sospensione Isner si è subito sottoposto a dei massaggi, ed è poi rientrato nella sua stanza d’Hotel: “Ho mangiato qualcosa e poi ho cercato di dormire il maggior numero di ore possibile, ma la cosa è stata ardua. La mia mente era fissa sul match, volevo un verdetto; vincitore o sconfitto. Fisicamente ero ovviamente abbastanza stanco, anche perché al momento sono il giocatore più pesante del circuito e quindi pago di più gli sforzi, ma per fortuna ho una riserva nella zona dello stomaco (ride, ndr) che sicuramente mi ha aiutato. Penso di aver mangiato una dozzina di banane, bevuto dalle 30 alle 40 bottigliette d’acqua, cambiato almeno 4 magliette (che comunque non sono molte, ma c’era poca umidità) e utilizzato tutte le racchette a mia disposizione”.

Terza stagione da “pro”. Molti di voi sapranno che Isner è passato professionista solo nel 2007, all’età di 22 anni, in quanto in precedenza si era limitato a giocare nei college americani, dimostrando comunque un grande talento e laureandosi campione per la Georgia. Solo a quel punto ha pensato di provare a fare sul serio e i risultati non si sono fatti certo aspettare: “Non ho mai pensato di fare il professionista sino ai 21 anni. L’idea è stata però forte e nel giro di 12 mesi ho iniziato. Questo è esattamente il mio terzo anno intero da quando ho intrapreso questa via. Prima di iniziare il mio obiettivo era quella di entrare nei top100 e rimanerci il più possibile. Ora invece sono già top20 e penso di poter salire ancora, di potermi migliorare di continuo. Sicuramente non mi sarei mai aspettato di poter “bruciare le tappe” in maniera tanto rapida, e questo mi rende sicuramente felice”.

L’amarezza di Mahut. Queste invece le opinioni dello sconfitto, che ha analizzato l’incontro, la prova di Isner e parlato della notte immediatamente successiva alla sospensione: “Quando la scorsa notte sono uscito dal campo non ho dormito molto, circa tre ore. Ho fatto dei massaggi, un bagno freddo, mangiato un po’ di pasta e poco altro. Non ero molto affamato, il mio unico pensiero era al match, volevo giocare e attendevo già di tornare in campo. Purtroppo è andata male. E’ stato un match che non dimenticherò mai e penso che le persone che l’hanno visto saranno della stessa idea; voglio che ci ricordino come due combattenti. Perdere un incontro come questo è molto doloroso. Io volevo solo vincere, ma John è stato più bravo di me. E’ un campione, ha servito in maniera inimmaginabile. Ogni volta che mi avvicinavo al break lui piazzava aces, aces, bombe di servizio e non ci potevo far nulla. Ci ho provato duramente ma lui è stato “too good”. Ogni volta mi sono ritrovato a servire per rimanere nel match, ma cercavo di non dargli peso. L’unico mio pensiero era quello di vincere il punto, di vincere il game, ancora e ancora, ogni volta lo stesso”.

La sofferenza di Rafa. Molto combattuta anche la sfida fra Rafael Nadal e Robin Haase che ha visto il maiorchino uscire con grande autorità da una situazione molto complessa, con l’olandese che, grazie a un paio di games di pregevole fattura si era portato avanti per due set a uno: “Sin dopo il match d’esordio sapevo che la partita con Haase avrebbe potuto rappresentare una grossa insidia e non mi sbagliavo. E’ stato un match davvero duro. Nel primo set mi sono lasciato sorprendere e ho preso un break un po’ stupido che mi ha fatto perdere la frazione. Mi sono rialzato nel secondo, mentre nel terzo Haase è salito nuovamente in cattedra togliendomi la battuta in grande stile e non dandomi più la possibilità di rientrare, con un servizio a tratti devastante. Ho provato a rimanere concentrato e a dare il meglio di me stesso ed alla fine sono riuscito a spostare l’inerzia della sfida dalla mia parte”.

Il mancato incontro con la regina. Lo spagnolo, a causa dell’importante match che lo attendeva, non ha poi potuto incontrare la regina, troppo “preso” dalla propria routine pre-match: “E’ stato per  me un grosso dispiacere con poter incontrare la regina, ma purtroppo l’incontro che stavo per andare ad affrontare mi imponeva un certo comportamento. Giocando nel pomeriggio ho dovuto allenarmi intorno alle 12 e quindi non ho potuto presenziare al suo arrivo. Mi avrebbe poi fatto piacere vederla sugli spalti nel corso del mio match, ma ho saputo che se n’è andata prima dell’incontro. Mi dispiace, ma mi dovevo allenare a quell’ora, e quindi per me è stato impossibile partecipare”.

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