NON CI SI ABITUA MAI A WIMBLEDON!

“Qui ci sono delle condizioni che mi avvantaggiano in qualche modo, non so spiegarne i motivi, ma sento una particolare energia. Quest’anno sono stato più aggressivo degli utlimi due e ha funzionato…Penso di aver dimostrato sin dall’inizio quanto tenessi a questo titolo”

Be Sociable, Share!

Londra (Regno Unito) – Il volto di Roger Federer, dopo il punto finale, è stato un quadro di emozioni: dall’incredulità alla gioia lo svizzero ha scritto un’altra pagina di storia, diventando il primo tennista al mondo a raggiungere i 17 Slam in carriera, nonché il primo a raggiungere nuovamente il numero 1, per un record in 286 settimane in coabitazione con Pete Sampras che potrebbe essere presto scavalcato.

Sette titoli, l’ultimo vinto in un’atmosfera molto particolare, come ti senti in questo momento?

Ogni finale Slam è particolare, piena di emozioni, ma Wimbledon ha un suo sapore particolare, unico. Non ti ci abitui mai. Oggi per me c’è stato il valore aggiunto di poter giocare contro Andy: un match che ha avuto due facce, iniziato outdoor e finito sotto il tetto, penso non sia mai successo qui. Sapevo che sarebbe stata un’occasione importante.

Sette titoli, ti senti una sorta di predestinato a Wimbledon?

Più che altro lo spero. Chiaro che qui ci sono delle condizioni che mi avvantaggiano in qualche modo, non so spiegarne i motivi, ma sento una particolare energia. Certo le sconfitte degli ultimi due anni non mi hanno reso contento, ma credo che nell’occasione sia Berdych, sia Tsonga, hanno espresso un ottimo tennis. Quest’anno ho approcciato il torneo in maniera differente, tentando di essere più aggressivo rispetto agli ultimi anni e ha funzionato. Penso di aver dimostrato sin dall’inizio quanto tenessi a questo titolo.

Pensando al titolo e al numero 1 che hai appena raggiunto, quali sono le tue riflessioni? E’ stato una sorta di processo?

Forse si. Credo che le cose siano cambiate partendo dalla finale dei French Open lo scorso anno dove, nonostante abbia giocato molto bene ho perso in finale contro Rafa. Poi qui a Wimbledon, nonostante delle buone prestazioni, mi sono dovuto arrendere contro Jo nei quarti. In generale le cose non giravano come avrei voluto io. Penso di averne preso veramente coscienza tra Toronto e Cincinnati. Durante gli Us Open poi sono riuscito a risalire il livello, ma neanche in questa occasione sono riuscito a fare quello che avrei voluto. Quindi mi sono fermato un attimo a riflettere ed ho capito che non dovevo mollare, ma semplicemente aspettare il mio momento, che prima o poi sarebbe arrivato, magari lavorando su alcune cose. E’ stato per questo che dopo la Coppa Davis ho deciso di prendermi un lungo periodo di riposo. Nei mesi precedenti avevo giocato molti tornei e avevo bisogno di uno stop. Volevo vincere, non fermarmi alle semi o ai quarti. Quindi sono tornato in campo a Basilea e l’aria di casa ha avuto un effetto decisamente positivo. Poi i titoli di Parigi e Londra sono stati altrettanto fondamentali: in quel momento ho capito che il 2012 avrebbe avuto un volto decisamente diverso.

Cosa è cambiato per te negli ultimi due anni a livello di ritmo e allenamenti?

Più che la mia vita sportiva, è cambiata la mia vita privata e questo spesso la gente se lo dimentica. L’arrivo delle mie gemelle ha avuto un grande impatto nella mia esistenza, ma in senso positivo. Di certo non è stato facile organizzare questa nuova realtà, ma il loro arrivo, e la loro presenza, ha sicuramente giovato sul mio gioco. Il fatto di dover conciliare tutto è stata una nuova sfida, ma la vittoria di oggi è un sogno che è diventato realtà: per me, per la mia famiglia e tutti coloro che ci hanno sempre sostenuto.

Be Sociable, Share!
Be Sociable, Share!

Lascia un Commento