RIMPIANTI AZZURRI

Francesca Schiavone e Roberta Vinci hanno subìto sconfitte totalmente diverse, ma la rabbia che portano con sé è simile ed anche le prospettive di un miglioramento in atto. L’obiettivo comune sono le Olimpiadi

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Londra (Regno Unito) – E’ stata una giornata negativa per Roberta Vinci: la sconfitta con Tamira Paszek è stata frutto della sua poca incisività in campo e l’ammissione è pari all’amarezza della sconfitta.

Purtroppo è andata male”, – ha esordito la tarantina. “Lei ha giocato bene ma io dovevo essere molto più incisiva: non sono riuscita ad andare fastidio e con una giocatrice come lei l’unica buona tattica è quella di farla andare fuori giri, mettendola sotto pressione. Ho servito molto male e la tensione mi ha giocato un brutto scherzo all’inizio, visto che ho preso un break in avvio”.

La Vinci comunque ha cercato di lottare, anche se la somma degli sforzi non ha dato i risultati sperati.

Ho avuto le mie chance – ha proseguito Roberta – ma non sono riuscita a sfruttarle. E’ stata una situazione strana, perché in campo non mi sono sentita a mio agio. C’era un po’ di tensione, è chiaro, ma questa sconfitta credo che sia piuttosto la somma di avvenimenti: non sono riuscita ad entrare in partita, né a prendere confidenza con il campo e le palline, infine anche il vento – che in certi momenti è stato veramente fastidioso – non mi ha aiutato nell’economia della situazione”.

Analizzando il gioco della sua avversaria Roberta ha affermato: “Lei è una molto solida ed oggi ha fatto la sua partita. Purtroppo con la mia prestazione mai avrei potuto darle fastidio. Anche se io partivo da favorita, leggendo il ranking, lei è una che su questa superficie sa far male. Ha estromesso dal torneo la Wozniacki e anche altre volte si è imposta su giocatrici di livello. Magari sulla terra avrei avuto qualche chance in più”.

Il rammarico è evidente, ma finita l’avventura in singolare è già tempo di guardare avanti, visto che il torneo comunque non finisce qui.

La delusione c’è – ha concluso la Vinci – perché in qualche modo era un ottavo di finale alla mia portata, ma non voglio fermarmi a pensarci troppo, perché so che passerà. Voglio portare con me le cose positive di questo torneo e concentrarmi sulle prossime sfide che mi attendono in doppio e doppio misto”.

Da una delusione all’altra, Francesca Schiavone ha chiuso la sua esperienza inglese con l’amarezza di chi sa che sarebbe potuta andare ben oltre. Oggi, nel suo match contro Petra Kvitova, la milanese ha dimostrato che i suoi numeri sono ancora là e che lo scalpo non era poi così lontano.

Sono addolorata – ha ammesso Francesca – so come sto giocando, so quello che desidero. So quanto contava questa partita per me e dal mio punto di vista ho espresso un ottimo tennis in campo, stavo comandando,  stavo vincendo io l’incontro. Certo lei ha fatto qualche regalo, ma era una partita possibile perché stavo giocando io“.

Probabilmente la chiave di volta del match è stata l’interruzione per pioggia, che ha fatto perdere le staffe alla tennista italiana. Tuttavia la Schiavone non cerca scuse e ammette che la sua reazione non è stata delle migliore: “Non sto cercando giustificazione, anche perché ho sbagliato a reagire in quel modo. Il giudice di sedia però ha sbagliato due volte a chiamare il punteggio e poi ci ha fatto aspettare troppo in attesa che spiovesse. Sull’erba  queste cose non te la puoi permettere, ma so anche che con l’esperienza che ho avrei dovuto gestire meglio la situazione“.

In parte – ha proseguito Francesca –   forse mi ha accecato la voglia di vincere. Per ora non so dare una spiegazione. Come nella vita, anche nel tennis non è facile prendere decisioni e a volte rimani come sospeso e ti rimangono i dubbi sulle tue azioni. E’ sempre un stimoli giocare contro una top player ed è chiaro che se riesce ad esprimenti ne hai una bella soddisfazione. Oggi credo di aver giocato bene comunque e penso che nell’insieme questo torneo sia un buon passo avanti. Esco da Wimbledon comunque con la consapevolezza che ‘ne voglio ancora’. Domani gioco il doppio e poi tornerò a casa e rifletterò su quelle cose che stanno facendo la differenza. Poi tornerò qua per le Olimpiadi con una consapevolezza differente“.

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