LISICKI E KVITOVA IN SEMIFINALE

Sabine e Petra battono Bartoli e Pironkova in tre set e staccano il pass per la semifinale

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Londra (Gran Bretagna) – Dodici anni dopo Steffi Graf e sette anni dopo Martina Navratilova, Germania e Repubblica Ceca (già Cecoslavacchia) portano due loro rappresentanti fra le migliori quattro di Wimbledon. Due tenniste, Sabine Lisicki e Petra Kvitova, giovani (21 anni), dotate di un tennis potente (devastante in alcuni fondamentali) e accomunate da un passato recente di infortuni e delusioni. Il presente, invece, è pieno di soddisfazioni per Sabine e Petra che giovedì si giocheranno un posto nella finale dello Slam verde. La ceca, numero 8 del ranking, ha con la vittoria contro la Pironkova bissato il traguardo dello scorso anno, ma se una stagione fa si poteva parlare di sorpresa, nel 2011 la ragazzona di Bilovec sta facendo solo il suo dovere, dopo già tre trionfi in Wta (Brisbane, Parigi e Madrid). La tedesca invece, martoriata da una caviglia sinistra infortunatasi agli Us Open ’09 e non ristabilitasi in pieno fino al Roland Garros ’11, è alla prima assoluta in una semifinale Major.

Cammini differenti per un risultato identico. La Kvitova prima di oggi aveva asfaltato una dopo l’altra tutte le sue avversarie (62 62 alla Glatch, 62 61 alla Keothavong, 63 63 alla Vinci (n.29), 60 62 alla wickmayer (n.19) mentre nel quarto contro Tsvetana Pironkova (anche lei semifinalista lo scorso anno) ha fatto registrare l’unico black out del torneo, chiudendo 61 67(5) 62. La Lisicki invece, dopo la grande prova contro Na Li nel secondo round, si è aperta la strada fino al match odierno contro Marion Bartoli (n.9), stoica a resistere per due set prima di finire la benzina nel parziale decisivo. Fra due giorni la tedesca se la vedrà con Maria Sharapova, l’unica tennista rimasta in gara ad aver già vinto questo torneo. La ceca invece, dovrà attendere l’ultimo incontro di giornata fra Victoria Azarenka e Tamira Paszek. Per entrambe, sembrebbe un traguardo comunque di prestigio. Ma per emulare le gesta delle loro illustri compatriote, Sabine (che ha nel dritto il suo colpo migliore, come la Graf) e Petra (mancina, come la Navratilova) dovranno alzare il Rosewather Dish. La volontà, visti i loro atteggiamenti in campo e il loro tennis, c’è tutta.

Lisicki sotto il diluvio. Cominciata con una ventina di minuti di ritardo rispetto all’ordine di gioco, il primo quarto del tabellone femminile si è disputato sottola copertura del Centre Court, mentre fuori i tuoni presagivano un’altra giornata all’insegna della pioggia. Di acqua ne è caduta tanta su SW-19, ma oggi Giove Pluvio sembra davvero dispettoso, tanto che i boati venuti dal cielo hanno anche fatto prendere un bello “spaghetto” alla Lisicki, poi divertita dalla sua stessa reazione. Accadeva nel primo gioco del quarto match fra la tedesca e la Bartoli, che si è imposta sulla rivale solo nell’edizione di Wimbledon del 2008. La pioggia si infrangeva copiosa sulla copertura del Campo principale di Wimbledon, e Sabine faceva sentire tutta la pesantezza della palla alla francese, che ha incassato un parziale di 0 punti su 6 nelle prime battute. Dopo l’avvio choc però, la tarantolata Marion (abbiamo imparato a sorridere delle assurde pratiche “ammazzamosche” della francese fra un punto e un altro) ha registrato i suoi colpi e, complice il rovescio poco sicuro della wild card teutonica, è andata sull’1 pari. La fiamma della carnefice di Serena Williams è però durata poco, e già nel terzo game la Lisicki ha breakkato per la seconda volta l’avversaria, rendendosi quel vantaggio mantenuto a suon di vincenti e palle corte (arma che ha funzionato benissimo per tutto l’arco del match contro la scarsa mobilità e il rivedibile tocco di palla della palindroma transalpina) fino al 6/4 in 42′ di gioco.

Bartoli, l’immortale. Se nel primo set la Bartoli era stata in perenne difesa, nel secondo set la numero 9 del seeding si è fatta più propositiva, strappando – in un game molto duro – il servizio alla Lisicki e portandosi così sul 3-1. La tedesca però non ha fatto una piega, si è ripresa il maltolto nel gioco seguente (break a 0) ed è volata fino al 5-4 e servizio. Sembrava fatta, perché Sabine ha servito tre volte da sinistra, ad un solo punto dalla vittoria. La variabile che non ti aspetti invece è stata proprio la Bartoli, capace in questo torneo di annullare già tre match point alla Dominguez Lino e di risolvere contro la Pennetta un’altra situazione molto difficile (la brindisina fu a 2 punti dal trionfo). Non c’è due senza tre, e tanto per non smentire il detto, la francese ha annullato i tre match point all’avversaria, prima di prendersi il tie break nel quale la Lisicki – incredibilmente, date le capacità – non ha vinto neanche un punto con il suo servizio.

Rosso fisso per Marion. Tutto gas (anche troppo) per Sabine In molte partite, soprattutto del tennis femminile, riacciuffare un match come ha fatto la Bartoli nel secondo parziale vuol dire portare a casa l’intera posta. Non in questo incontro, perché le tante fatiche superate brillantemente dalla francese nel corso di questo torneo hanno bussato sulle gambe di Marion, palesemente in affanno negli ultimi 36′ di gara. Oltre mezz’ora è però un minutaggio anche troppo ampio per un set terminato 6/1. Il protrarsi del match si può spiegare con la mancanza della Lisicki di uno spirito killer, che le poteva permettere di chiudere molto prima. Ma la teutonica ha continuato a cercare il vincente invece di palleggiare con la stremata rivale, che ha avuto il coraggio di resistere sui propri turni di battuta. La benzina però era finita da un pezzo, e Sabine ha portato a casa il match più importante (finora) della sua carriera. “Nel secondo set non ho avuto coraggio – ha ammesso la Lisicki – e così ho cominciato il terzo set con aggressività. Non credo ancora a quello che sto facendo, ma ho lavorato tanto per tornare nel circuito, e questa vittoria ripaga i tanti sacrifici”. Nel dopo gara la tedesca aggiunge infine qualcosa che non ci aspettavamo: “Sono a due vittorie dal titolo? Non ci penso. Quello che so è che sto giocando bene, ma posso giocare anche meglio di come ho fatto oggi”.

Kvitova scricchiola di fronte allo scricciolo. Petrova e Pironkova non si affrontavano dal 2008, quando la ceca si impose nei tabelloni di qualificazione di Parigi e Zurigo. Dalla trafila delle quali, entrambe di strada ne hanno fatta, fino all’exploit dello scorso anno, quando arrivarono fino al penultimo round dei Championships. Poi per la snella bulgara qualche passaggio a vuoto di troppo, mentre la possente ceca, a suon di bastonate sulle righe, è salita fino all’ottavo gradino della classifica. Ci si aspettava un match dal pronostico chiuso, almeno per tre motivi. Il primo, i precedenti che, seppur datati, hanno sempre una loro valenza. Il secondo, lo strepitoso stato di forma di Petra che, come già ricordato, fino ad oggi aveva lasciato meno delle briciole alle sue avversarie. Il terzo, un certo appagamento che si poteva aspettare da Tsvetana, ieri carnefice della pentacampionessa di Wimbledon Venus Williams.

L’avvio del match, cominciato con forte ritardo sul Campo 1 a causa della piogga, ha inoltre ribadito la superiorità della testa di serie numero 8. Pronti via e in meno di venti minuti la mancina si è portata sul 5-1, annichilendo l’avversaria con un gioco da cecchina. Le righe venivano spazzolate ad ogni dritto anomalo, sul servizio non si giocava e per la Pironkova non restava altro che mettersi il casco ed evitare qualche commozione cerebrale.

Qualche scricchiolio però, Petra lo ha fatto intravedere nel settimo e nell’ottavo game, nei quali ha commesso gli errori che hanno avuto l’esito di rendere meno umiliante il negativo per la bulgara. Nel secondo set però non sono stati i demeriti della ceca, ma i grandi meriti di Tsvetana a rendere il match equilibrato. La numero 33 del ranking ha variato le altezze, ha migliorato le sue percentuali al servizio e ha fiutato il black out della Kvitova, fino a portare il “carrarmato” ceco al tie break. Nel miniset la Kvitova, ripresasi apparentemente dallo stato confusionale, ha ripreso a martellare fino al 4-1 ma da quel momento in poi è ricaduta nel baratro, permettendo la rimonta avversaria (75).

Il terzo set ha ristabilito le gerarchie in campo, con Petra che ha avuto la fortuna e la bravura di centrare subito il break, tenendo poi a distanza la Pironkova con il servizio di nuovo efficace. Al termine delle quasi due ore di match dunque, a staccare il pass per le semifinale è ancora una volta Petra Kvitova che, secondo i bookmakers, è ad oggi la seconda favorita per la vittoria finale (il trionfo viene dato a 3.75, mentre a 3 c’è la Sharapova). E forse lo switch off di oggi ha fatto anche bene alla mancina che, finora, non aveva mai dovuto contrastare neanche un set point. Quello che non strozza ingrassa, così come aumentano le quotazioni a Wimbledon di questa tennista cui permettiamo il primo passaggio a vuoto del torneo. A patto che sia l’ultimo…

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