LA STORIA SIETE VOI

Nicolas Mahut e John Isner hanno dato vita quest’oggi, sul Campo 18 di Wimbledon, al match più lungo della storia del tennis. La sfida, sospesa sul 59 pari del quinto set, riprenderà domani pomeriggio. LIVE su wimbledon.tennis.it

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Wimbledon (Londra) – Il tennis è uno sport nel quale, al termine di un incontro, è inevitabile che ci sia un vincitore e un vinto. Quest’oggi si può però fare un’eccezione e nominare vincitori entrambi i contendenti di un match, lo statunitense John Isner e il francese Nicolas Mahut. I due hanno dato vita, sul Campo 18 dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club (che a dispetto del numero è uno dei principali), all’incontro sin qui più lungo della storia del tennis professionistico, rimanendo in campo per 10 ore esatte (con interruzione ieri sera al termine del quarto set) nelle quali hanno battuto ogni genere di record possibile e immaginabile. Peccato che l’incontro non si sia giocato su uno degli impianti maggiori, in quanto molta più gente avrebbe potuto assistere alla tenzone più importante – almeno a livello statistico – della storia del tennis, non tanto per qualità del gioco e dei protagonisti, né per la posta in palio, ma per il grande cuore, le emozioni e il numero interminabile di primati raggiunti.

Il match dei record. Non era mai successo che un incontro fosse sospeso la sera prima per oscurità e poi fermato nuovamente il giorno successivo. Per la cronaca la sfida è stata sospesa dopo 600 minuti esatti di gioco (426 solo di quinto set) sul punteggio di 59-59 al quinto set, dopo che Isner aveva appena fallito (nel 118esimo game del decider) il suo terzo match-point. Nonostante ancora non abbia avuto termine, la partita ha ovviamente battuto il record di durata, che risaliva al Roland Garros 2004. In quell’edizione dei French Open, i locali Clement e Santoro battagliarono per 6 ore e 33 minuti, e anche quella sfida subì un interruzione e durò 4 ore e 38 minuti dalla ripresa al termine. Già distrutto anche il precedente primato dei games totali (163 contro i 118 di Pasarell-Gonzalez agli US Open 1969, e si giocava senza tie-break!), e quello di games di un quinto set, che apparteneva alla sfida Roddick-El Ayanoui, giocata nell’edizione 2003 dell’Open d’Australia, e terminata 21-19 in favore del marocchino. A Wimbledon il record era il 20-18 di Philippoussis a Schalken nel 2000, mentre il set con il maggior numero di games risale allo Us Open del 1969, quando Newcombe e Reissen battagliarono sino al 25-23. Solo nel set finale sono stati giocati sin qui 118 giochi, sufficienti per battere “da soli” il sopra citato recor di Pasarell e Gonzalez.

193 aces in due. Il gigante statunitense ha servito la bellezza di 98 aces, superando il precedente primato assoluto che apparteneva a Ivo Karlovic, capace di piazzarne 78 lo scorso anno nel match di Coppa Davis (poi perso) contro il ceco Radek Stepanek. Complessivamente gli aces sono sin qui stati 192, con il francese che ne ha messi a segno 95 e che negli ultimi games stava servendo decisamente meglio del rivale (che avrebbe molto probabilmente raggiunto). Anche per il transalpino quindi la soddisfazione di aver superato il precedente primato. Con i record si potrebbe continuare all’infinito, noi ne citiamo alcuni: Mahut ha servito 54 volte per rimanere nel match, annullando come detto tre palle-break al rivale e tirando complessivamente 439 servizi, uno in più del rivale. Impressionante anche il numero di winners, che nel complesso hanno toccato quota 651 (333 conto 318). Al momento della sospensione, con i due ormai da ore in uno altissimo stato di trance agonistica, i punti totali erano a favore di Nicolas, in vantaggio per 449 a 428.

Che partita di Mahut. Che Mahut sull’erba fosse un cliente davvero ostico si sapeva, ma nessuno l’avrebbe mai pensato capace di tanto. Ha servito ad un livello impressionante per tutte e 10 le ore di gioco, abbandonando solo sul finire dell’incontro l’amato serve&volley. Già in passato si era fatto notare per il suo bel tennis sui “prati” vincendo il torneo da juniores nel lontano 2000 e centrando la finale al Queen’s nel 2007, quando senza mai perdere il servizio nel corso della settimana superò Ljubicic, Nadal e Clement, arrendendosi solo a Roddick e ad il nastro, che sul 7-6 del tie-break del secondo parziale (il primo lo vinse lui) fermò il passante che gli avrebbe regalato il torneo. Oltre all’ottimo tennis espresso, Nicolas ha mostrato anche un gran cuore, arrivando addirittura a gettarsi su una volée imprendibile del rivale sul 58 pari.

Il problema del tie-break. Ad ogni torneo del Grand Slam, quando i match finiscono ad oltranza, torna a prendere corpo l’idea di inserire il tie-break anche nel set decisivo, cosa che accade solo allo US Open. Negli ultimi anni si è discusso molto su ciò, ma a mio modo di vedere incontri come questo possono solo rivelarsi un motivo in più per continuare sulla strada intrapresa, in quanto portano un elevatissima visibilità al torneo (ma anche al tennis in generale) e regalano emozioni uniche. Mahut e Isner avranno ora una notte di riposo, e domani, nel secondo incontro dalle 13 italiane, gli verrà data la possibilità (sempre che la vogliano cogliere) di portare a termine la sfida.

Coraggio ragazzi, la storia siete voi!

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