MURRAY PASSA, MA FATICA

A Wimbledon lo scozzese viene a capo del cipriota Baghdatis in quattro set, pur offrendo la peggior prestazione del suo torneo. Ora agli ottavi avrà Cilic, che ha vinto 17-15 al quinto set contro Sam Querrey. Vincono invece in tre set Jo Wilfried Tsonga e Mardy Fish

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Continua a brillare nel “cielo” londinese la stella di Andy Murray. Dopo i bei successi contro Davydenko e Karlovic, lo scozzese ha sbrigato positivamente anche la pratica Marcos Baghdatis, prevalendo in quattro set con il punteggio di 7-5 3-6 7-5 6-1 in tre ore e 15 minuti di gioco.

Prestazione meno convincente delle precedenti quella del numero quattro del mondo, eccessivamente confusionario per lunghi tratti del match e soprattutto poco cinico sulle tantissime palle break avute(6 su 23 il bilancio complessivo dello scozzese sulle palle break), soprattutto nel secondo e nel terzo set. Tuttavia lo scozzese ha avuto una buona attitudine in campo, mostrando grande grinta ed attaccamento alla partita, con un linguaggio del corpo decisamente positivo. Baghdatis invece ha giocato a sprazzi, senza avere la continuità necessaria per impensierire seriamente un top player, come gli capita ormai da diverso tempo a questa parte. Questa cronica discontinuità ha fatto si che l’ex top ten sia ormai precipitato al numero 42 del ranking e che quest’anno abbia racimolato solo due semifinali nei tornei minori di Sidney e Zagabria, senza mai brillare negli appuntamenti che contano. La poca fiducia del cipriota si è notata in particolar modo nei colpi di chiusura, troppo spesso traballanti. I regali di Murray hanno portato Baghdatis vicino a portarsi avanti due set ad uno, ma con il servizio, l’ex top ten è stato poco incisivo e anche da fondo le sue soluzioni sono sembrate più dettate dall’improvvisazione, che non da un preciso piano di gioco.

Primo set in volata. È complicato l’inizio di partita per Andy Murray, che nel primo set non riesce a far breccia nel servizio di Baghdatis, nonostante questo alterni buone giocate ad errori marchiani. Le prime occasioni di break sono addirittura per il cipriota, ma Murray si salva prima con un bel ricamo e poi con l’aiuto della fortuna su un passante in corsa che colpisce mezza riga. Giunti alla stretta finale, Baghdatis paga la pressione del momento e cede per la prima volta il servizio e di conseguenza anche il primo set.

Disastro Murray. In avvio di seconda frazione, lo scozzese sembra finalmente scrollarsi di dosso definitivamente Baghdatis. Un break nel terzo gioco infatti parrebbe indirizzare la partita verso una rapita conclusione. Invece è proprio dal momento in cui Murray conquista il vantaggio che inizia un lungo passaggio a vuoto del britannico, che di fatto gli costa il set. Murray perde infatti subito il servizio e successivamente non sfrutta ben cinque palle break per riportarsi in vantaggio.  È l’inizio della fine, visto che Murray infila ancora un paio di errori pesanti, concedendo ancora il servizio, questa volta in maniera decisiva: 6-3 Baghdatis e pausa di 30 minuti circa per la ormai classica chiusura del tetto serale.

Montagne russe. Al ritorno in campo Murray sembra molto carico e con lui si carica anche il pubblico. Lo scozzese ha subito due palle break, ma tanto per cambiare le sciupa malamente (2 su 14 lo score dello scozzese sulle palle break fino a questo momento). Come accaduto nel secondo set, dopo aver sprecato, Murray subisce il break di Baghdatis, che nel game successivo consolida il vantaggio, non prima che lo scozzese abbia sparato in rete il rovescio sull’ennesima palla break. Nell’ottavo gioco Andy Murray si procura altre due palle break e questa volta ci pensa il cipriota, che con un aborto di palla corta, regala la parità al britannico, comunque grintoso, anche se poco lucido. Sul 5-5 Murray subisce un penalty point perché la pallina per la seconda di servizio gli esce dalla tasca per la seconda volta nel match. Un diritto a campo aperto sparato fuori dallo scozzese regala una palla break a Baghdatis, ma Murray rimedia con un servizio vincente e successivamente tiene la battuta. È il preludio al break che decide il parziale di fatto, la partita: Murray si procura infatti un set point con una palla corta e lo concretizza con un passante di rovescio su una volee “ballerina” di Baghdatis.

Marcos non ne ha più. Il quarto set si rivela poco più di una formalità per Murray, con Baghdatis ormai esausto e anche sfiduciato dopo aver perso un terzo parziale in cui ha avuto più di un’occasione. Lo scozzese strappa subito la battuta al cipriota e si issa 3-0, prima di chiudere comodamente il conto per 6-1 e conquistare per la sesta volta in carriera la seconda settimana di Wimbledon.

Ora Cilic. Il prossimo avversario di Murray sarà quel che resta di Marin Cilic, venuto a capo della partita finora più lunga del torneo contro Sam Querrey. Il croato ha avuto la meglio dell’americano solo dopo 5 ore e 31 minuti per 7-6(6) 6-4 6-7(2) 6-7(3) 17-15, in quella che dopo Isner-Mahut del 2010, è la seconda partita più lunga della storia di Wimbledon, avendo superato per soli tre minuti la sfida del 1989 tra Greg Holmes e Todd Witsken.  

Bene Tsonga e Fish. Continua a pieno ritmo il cammino di Jo Wilfried Tsonga, che dopo l’eliminazione di Nadal è diventato il favorito principale per un posto in semifinale in “sostituzione” del maiorchino. Il francese ha vinto nettamente(6-4 6-3 6-3) contro lo slovacco Luckas Lacko, tennista dai colpi molto piatti, con un peso di palla però decisamente inferiore al coloured transalpino. Agli ottavi di finale, Tsonga troverà un Mardy Fish tirato a lucido. La testa di serie numero 10 ha vinto una gran partita contro il belga David Goffin, mostrando un livello di gioco altissimo, lontano anni luce da quello abbastanza mediocre evidenziato al secondo turno contro James Ward. 6-3 7-6(6) 7-6(6) il punteggio di una partita bellissima, ricca di colpi vincenti da una parte e dall’altra. La sconfitta non ridimensiona per nulla il giovane Goffin, che si è dimostrato all’altezza del più titolato avversario ed ha rischiato seriamente di vincere il secondo ed il terzo set. Alla fine la differenza l’ha fatta il servizio di Fish, che nei tiebreak ha garantito all’americano un numero di punti gratuiti superiore rispetto a quanto fatto dalla battuta del belga.

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