PETRA, MARIA E LE ALTRE

Sorprese, conferme e delusioni del singolare femminile di Wimbledon 2011

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Londra. Archiviata con il successo della ceca Kvitova anche questa edizione numero 117 del torneo femminile di Wimbledon, è ora tempo di numeri e bilanci. Ecco a voi il classico “pagellone. Dite la vostra nei commenti.

Williams sisters, voto: cinque. Mi perdonerà Petra, ma non posso non cominciare dalle due ragazze che avevano dominato le ultime dieci edizioni dei Championships. Giunte a Londra in uno stato di forma precario e con teste di serie non consone alle loro abitudini, le sorellone americane, giocando a corrente alternata, hanno comunque entrambe raggiunto gli ottavi di finale dove hanno ceduto di schianto contro due tenniste in ottima condizione come Marion Bartoli (voto: otto), che ha superato Serena per poi essere stoppata nei quarti dalla tedesca Lisicki, e Tsvetana Pironkova (voto: otto) che ha sconfitto Venus ed è stata fermata, anch’essa nei quarti, solo dalla futura vincitrice. Di più, probabilmente, non potevano fare, ma senza le due più forti tenniste del mondo che arrivano in fondo, i valori del torneo risultano necessariamente falsati.

Petra Kvitova, voto: dieci. Che brava, Petra! Dopo la semifinale colta nella scorsa edizione, la ventunenne mancina ceca che adora Martina Navratilova è riuscita a centrare il suo primo trionfo Slam in carriera alla prima occasione. Numero 8 del mondo e già autrice di importanti successi in questa stagione, Kvitova non può essere definita una sorpresa fino in fondo, soprattutto dopo l’uscita di scena delle Williams, ma l’autorità con cui si è affermata impressiona davvero: due soli set ceduti in sette incontri e una decina d’ore di gioco complessive sono numeri che colpiscono, così come la serenità mostrata e un bagaglio tecnico fatto di grandi accelerazioni piatte ed una straordinaria capacità di generare potenza. Un torneo praticamente perfetto del quale è lecito aspettarsi un seguito.

Maria Sharapova, voto: nove. Il recupero della Sharapova a questi livelli è certamente un bene per il tennis. La campionessa del 2004, quinta testa di serie, ora è una ragazza più matura che ha saputo guadagnarsi la finale di Wimbledon, senza cedere un set, a sette anni di distanza e tanti infortuni dalla prima volta. Nell’atto conclusivo, però, la glaciale Masha ha accusato l’emozione più dell’avversaria, incappando in una giornata storta al servizio, e non ha saputo mettere a frutto la maggiore esperienza ad alta quota. Semifinalista anche al Roland Garros, Maria può sfruttare il vuoto di potere che caratterizza il tennis femminile di questo periodo per dire ancora la sua.

Sabine Lisicki, voto: otto. Vera sorpresa del torneo, la giocatrice tedesca, che ha perso per infortunio tutto il 2010 ed era scivolata fuori dalle top-100, ha potuto prendere parte a Wimbledon solo grazie ad una wild card. Eppure, la vittoria al recentissimo torneo erboso di Birmingham (che l’aveva riportata al numero 62 WTA) e i quarti di finale già raggiunti ai Championships nel 2009, facevano della ventunenne teutonica una classica mina vacante del tabellone. Superata al secondo turno la terza testa di serie Li Na (voto: due), ancora piuttosto ubriaca dal trionfo parigino e sconfitta per 8-6 al terzo, Lisicki ha praticamente preso il posto della cinese, riuscendo a spingersi, con grinta da vendere, fino in semifinale, dove è stata superata solo dalla Sharapova. Una prestazione convincente che fa ben sperare per il resto della sua carriera.

Laura Robson, voto: sette. Gli inglesi possono finalmente gridare al campione? Forse è presto per dirlo, ma le qualità mostrate dalla sedicenne wild card di casa possono certamente far sperare. Campionessa junior lo scorso anno, la giovane britannica nata in Australia, ancora abbondantemente fuori dalle prime 200 del mondo, ha mostrato grinta e talento vincendo il suo primo match a Wimbledon contro la tedesca Kerber e giocando alla pari per gran parte della sfida che l’ha opposta alla futura finalista Maria Sharapova, tenendola in campo per quasi due ore. Mancina, colpi penetranti e profondi e buoni dote agonistiche, Laura sembra avere buona predisposizione: saprà reggere la pressione di un’intera nazione affamata di successi?

Victoria Azarenka, voto: sette. La principessa delle urlatrici è ormai stabilmente del gotha del tennis che conta, ma non riesce ancora a piazzare l’acuto negli Slam. Eppure occasioni ce ne sarebbero, in questa fase di mancanza di dominatrici. Invece l’intrigante Vicky si è spinta fino in semifinale, rispettando il ruolo di quarta testa di serie, ma si è poi dovuta arrendere, come accaduto a Parigi, di fronte a colei che avrebbe poi vinto il torneo. A soli ventun anni l’età è certamente dalla sua parte, ma, per ora, la Azarenka, che pure quest’anno si è tolta belle soddisfazioni, ha quasi sempre trovato di fronte a lei qualcuno che gioca meglio nei momenti più caldi degli appuntamenti più importanti. Vedremo se imparerà.

Le azzurre, voto: sei -. Giudizio complessivo non entusiasmante per le nostre sette ragazze al via che, complessivamente, hanno vinto sette partite. Il miglior piazzamento lo hanno raggiunto Schiavone, Pennetta e Vinci, approdate al terzo turno. Schiavone (voto: quattro) è quella che ci ha deluso di più anche perché Tamira Paszek, numero 80 del mondo che l’ha battuta dopo una lotta terribile sfruttando una sua giornata storta, si è poi spinta fino ai quarti… Pennetta (voto: sette), invece, ha mostrato segnali di ripresa incoraggianti uscendo di scena contro una Bartoli in forma, solo per 9-7 al terzo. Non molto di più poteva fare invece Roberta Vinci (voto: sei e mezzo) che ha avuto la sfortuna di imbattersi in una Kvitova rivelatasi poi ingiocabile per tutte. Tra le altre, Sara Errani (voto: sei) è stata bravissima ad estromettere dal torneo la numero 17 Kanepi, ma poi con la Bondarenko avrebbe potuto fare di più. Sono uscite al primo turno, invece, Romina Oprandi (voto: cinque) che ha l’attenuante di un guaio fisico che la giustifica, almeno in parte, della terribile stesa rimediata contro Dominguez Lino; Alberta Brianti (voto: cinque) che, invece, è stata letteralmente surclassata dalla Kirilenko, e la diciannovenne Camila Giorgi (voto: otto), bravissima a superare le quali e a giocare per la prima volta uno Slam in carriera, che è stata eliminata da una Pironkova poi giunta nei quarti.

Caroline Wozniacki, voto: quattro. È no, Carolina, non ci siamo proprio. La numero uno del mondo più debole della storia del tennis anche stavolta ha fallito l’appuntamento con un Major. Dopo tre vittorie agevoli contro Parra Santonjia, Razzano e Gajdosova, Wozniacki, in ottavi di finale, ha sciupato il vantaggio accumulato contro la piccola slovacca Dominika Cibulkova (voto: otto), finendo per uscire sconfitta alla distanza. Non so se sia solo una questione di limiti tecnici e di qualità di gioco, ma da tanto tempo attendiamo da Caroline un acuto che tarda ad arrivare. Ed ora toccherà aspettare il cemento dello Us Open…

Vera Zvonareva, voto: tre. Seconda favorita del seeding e con la pesante cambiale della finale dello scorso anno da difendere, Vera non ha espresso certo il suo miglior tennis, e si è fermata già al terzo turno, superata nettamente da una bulgara Pironkova in stato di grazia. Non in ottime condizioni fisiche, Vera è parsa stanca e tatticamente in confusione. Le ultime deludenti prestazioni raccomanderebbero, probabilmente, un periodo di relax e di riposo.

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