TITOLI MINORI

Nel doppio maschile Petzschner e Melzer coronano il sogno di essere campioni a Wimbledon, sorte non condivisa da Vera Zvonareva, sconfitta due volte oggi. Kristyna Pliskova è invece la regina juniores

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Londra (Gran Bretagna) – Diventare campioni sui campi in erba del torneo più affascinante del mondo: un traguardo che viene raggiunto da un numero di giocatori davvero limitato, soprattutto se si considerano, come di prassi viene fatto, le competizioni di singolare, maschile e femminile. Se però si volge lo sguardo a tutte le manifestazioni che hanno avuto luogo nel corso della 15 giorni londinese, allora il concetto può essere esteso ad una percentuale di tennisti ben più elevata. Nella giornata di oggi, oltre al torneo femminile, si sono concluse altre tre manifestazioni, che hanno visto trionfare Kristyna Pliskova, nella prova juniores in rosa, Phillip Petzschner e Jurgen Melzer, nel torneo di doppio maschile, mentre in quello delle ragazze è stato il turno di Vania King e Yaroslava Shvedova. Per tutti si trattava della prima volta assoluta.

Mezzo Grande Slam Pliskova. Dopo Karolina a Melbourne, tocca a Kristyna Pliskova laurearsi campionessa nella prova giovanile di Wimbledon, permettendo alla Repubblica Ceca, dove si trova la loro città natale, Louny, di fregiarsi di ben due titoli Slam nella categoria juniores in questa stagione. Kristyna, mancina – a differenza della gemella – 18 anni compiuti il 21 marzo scorso, è sempre stata un pochino inferiore rispetto a Karolina, che l’ha sempre preceduta nelle varie classifiche, giovanili e non. All’Australian Open era stata Karolina ad aggiudicarsi la prova, superando in finale Laura Robson, carnefice in semifinale della gemella; a Londra, invece, Kristyna, nona testa di serie, ha colto una vittoria molto sudata contro la giapponese Sachie Ishizu, decima favorita della kermesse, mentre la sorella aveva abbandonato la competizione già al secondo turno. La ceca si è mostrata sempre a suo agio sui campi in erba del circolo di tennis più famoso del mondo, così come aveva fatto la settimana precedente a Roehampton, dove si era imposta nel prologo (Grade 1) di questo torneo; soltanto contro la statunitense Sloane Stephens aveva visto il suo impegno prolungarsi oltre le due canoniche frazioni (4-6 6-1 9-7), prima dell’incontro di oggi, che ad un certo punto, in verità, sembrava completamente compromesso in favore della ragazza proveniente da Tsuchiura, Sachie Ishizu, quest’anno già forte di tre titoli tra le pro’, tutti conquistati in patria, in sei partecipazioni.

Rimontata sul traguardo.
La 17enne giapponese aveva però vissuto un inizio orribile di match, con un parziale di 3 punti a 12 che regalava a Pliskova un vantaggio di 3 giochi, mantenuto immutato fino alla fine del primo set, vinto dalla ceca col punteggio di 6-3. Abbassando la frequenza dei propri errori, Ishizu complicava non poco le cose a Kristyna, tanto da effettuare ben due allunghi nel corso del secondo parziale: il primo, che dall’1-1 la portava sul 3-1, veniva presto rintuzzato, mentre il secondo, che si concretizzava mediante un break al decimo gioco, sanciva il 6-4 con cui la decisione su chi sarebbe stata a prevalere veniva rinviata al terzo set. In cui ormai le sorti del match sembravano inevitabilmente cambiate e favorevoli alla giapponese, che trovava un break importantissimo nel sesto gioco, tale da issarla fino al 4-2. Qui, emula involontaria di quanto combinato nel terzo set della semifinale contro Nadal da Andy Murray, ha avvertito in maniera sesquipedale la tensione del grande risultato che stava per ottenere – seconda giapponese a trionfare nella prova juniores di Wimbledon, 41 anni dopo Kazuko Sawamatsu – e si è sciolta al cospetto di una Plsikova mostratasi più matura nel chiudere col punteggio di 6-4. Erano 20 anni esatti che la Repubblica Ceca – all’epoca ancora Cecoslovacchia – non si aggudicava un titolo juniores femminile qui a Wimbledon, quando il merito fu di Andrea Strnadova, al secondo trionfo consecutivo.

Doppio teutonico. Finisce con un lungo abbraccio l’avventura di Phillip Petzschner e Jurgen Melzer a Wimbledon, forti della conquista del primo titolo Slam della loro carriera, vinto al termine di un torneo che, pur non comprendendoli tra le teste di serie, li ha sempre annoverati tra i protagonisti grazie a prove sempre al di sopra delle righe. I due, che fanno coppia da inizio anno ed avevano centrato il titolo nel torneo indoor di Zagabria, hanno trovato un feeling invidiabile, utile a scardinare coppie di buonissima fattura, come, in semifinale, quella composta da Dick Norman e Wesley Moodie. E battuti loro, per il duo austro-tedesco l’impegno di oggi si è rivelato ben più comodo, contro lo svedese Robert Lindstedt e il rumeno Horia Tecau – teste di serie numero 16 – anche loro alla prima finale in un proscenio tanto importante. Il problema è che l’emozione provocata da questo avvenimento paralizzava il povero tennista rumeno, che con i suoi 25 anni era anche il più giovane tra i quattro in campo: nel primo set l’infinita sequenza di errori che Horia realizzava concedeva agli avversari di chiudere velocemente la pratica per 6 giochi a 1. Maggiore equilibrio si viveva nella seconda partita, in cui  Tecau quantomeno non combinava disastri al servizio e permetteva a Lindstedt di guidarlo fino al 5-6 (senza break), dove però un altro gioco dimenticabile del tennista est-europeo consegnava a Philipp e Jurgen un vantaggio di 2 set a 0. Un risultato che sembrava ormai pregiudicare ogni possibile ribaltamento e che prendeva una decisa svolta verso la chiusura anticipata, quando la coppia centro-europea fronteggiava una palla break in proprio favore sul 4-1. Lo svedese la annullava con un ace e teneva viva la speranza, accresciuta da un gioco orribile di Melzer – per il resto indubbiamente il migliore giocatore in campo – che permetteva a Tecau e Lindstedt di recuperare il gap di svantaggio e di riaprire la contesa, fino al finale, che era una fotocopia del set precedente: sul 5-6, Tecau si lasciava nuovamente prendere dall’emozione e cedeva il servizio a 0. E con esso l’intera partita e il titolo, che andava a Melzer e Petzschner, campioni anche loro di questo Wimbledon 2010.

Zvonareva ancora battuta.
Dopo due settimane da regina del torneo, Vera Zvonareva ha visto andare in frantumi tutti i suoi sogni di gloria in questo sabato, che le ha portato in dote una sconfitta anche nel doppio. In compagnia della connazionale Elena Vesnina, Vera ha infatti retto soltanto un set, il primo, perso al tie break per 8 punti a 6, prima di lasciare via libera al duo kazako-statunitense Yaroslava Shvedova-Vania King, che, col 6-2 nella seconda frazione, hanno potuto chiudere vittoriosamente questo torneo. Un titolo che giunge totalmente inaspettato, se si pensa che le due avevano cominciato a fare coppia fissa meno di un mese fa, cogliendo prima una semifinale a Birmingham e poi la finale a Hertogenbosch. Migliorandosi di settimana in settimana, sono giunte sul gradino più alto del podio nel palcoscenico più prestigioso: un tempismo perfetto.

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