FINALMENTE TSVETANA

E’ bulgara la faccia nuova di Wimbledon 2010: la 22enne Pironkova ha così coronato il torneo della sua vita in una cornice che le meriterà l’invidia di molte colleghe

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Roma – E non si dica che non l’avevamo detto. O per meglio dire, che l’avevano detto. Mi riferisco ai numeri, una volta di più un passo avanti rispetto anche alle più azzardate previsioni, dopo che, il giorno successivo all’impresa del numero 82 del ranking maschile, Yen-Hsun Lu – nel frattempo già eliminato, per l’accidia fulminante che ha colpito chi vi scrive – contro Andy Roddick, si è verificato un nuovo risultato a sorpresa, il successo della numero 82 della graduatoria femminile, Tsvetana Pironkova, al cospetto della cinque volte regina di Wimbledon Venus Williams. Non è però solo questo approccio in salsa pitagorica, con entrambi i finalisti della passata edizione eliminati da giocatori di pari, e non lodevole, classifica, a farci trasalire, perché la bulgara, con questo scalpo eccellente, si è anche garantita un risultato eclatante, che nemmeno il più spregiudicato dei mental coach avrebbe mai osato prefissarle: la semifinale. E che semifinale, poi. Quella di Wimbledon

Le origini di un mito? Nata il 13 settembre del 1987 a Filippopoli – città fondata nel IV secolo a.C. dal padre di Alessandro Magno, divenuta poi, con l’avvento dell’impero romano, capitale della Tracia e infine denominata Plovdiv sotto la sovranità bulgara – della Bulgaria Tsvetana è l’indiscussa prima giocatrice. Come prassi impone, i suoi genitori sono entrambi sportivi dal luminoso passato (un piacevole modo dei figli di pagare il fio dei propri avi) col padre Kiril Enchev ad averla iniziata al tennis all’età di quattro anni, sebbene fosse un professionista della canoa, mentre la madre, Radosveta Nikolova, si cimentava con buoni risultati nelle piscine adibite al nuoto. Non un caso che i due sport appena citati siano i preferiti da Tsvetana, dopo il tennis naturalmente, in cui viene seguita anche dal fratello, Encho, sostituto del padre in talune occasioni.

Volos, Orestiada, Istanbul. Sono questi i luoghi che hanno visto una giovanissima Tsvetana, appena quindicenne, aggiudicarsi le prime competizioni ITF della sua carriera, che sarebbe esplosa a sorpresa nell’estate del 2005; Quando, dopo il titolo nel 25.000$ di Roma (circolo Eur), avrebbe, al primo tentativo Wta assoluto, raggiunto la semifinale nell’evento organizzato nella capitale turca prima menzionata, la settimana antecedente al Roland Garros. Curioso come anche il secondo tentativo apportato dalla giovane di Plovdiv abbia sortito il medesimo risultato, ovvero la semifinale nel torneo di Palermo, il primo evento del circuito maggiore in cui avrebbe avuto accesso direttamente per classifica. Due semifinali importanti, che non mentivano sul suo valore assoluto e che soprattutto, al’alba dei 18 anni d’età, le permettevano di imprimere una decisa svolta alla sua carriera.

Prove del nove mancate. Non sarebbero però arrivati successi in serie, intesi come vittorie nei tornei, perché da quel momento, ormai lontano 5 anni, Tsvetana di trionfi ne ha conquistato soltanto uno, quello nel pur impegnativo ITF da 100.000$ di Bordeaux nell’autunno del 2007. La sua carriera, però, sarebbe stata segnata da alcune vittorie prestigiose succedute però da prestazioni disastrose che non le hanno mai conferito una corretta dimensione nel panorama internazionale. Per intenderci, Pironkova, dopo la vittoria di martedì, guida gli scontri diretti contro Venus Williams per 2-1, in virtù di un altro successo, colto nell’edizione dell’Australian Open del 2006 per 9-7 al set decisivo, cui fece seguito una sconfitta contro Laura Granville. Durante il torneo di Wimbledon successivo, Pironkova si sarebbe sbarazzata della semifinalista del precedente Roland Garros, Anna Lena Groenefeld, salvo poi farsi eliminare da una giovanissima Agnieszka Radwanska. Bene, ma non benissimo, tuttavia un percorso sufficiente a farla entrare senza grandissimi patemi nella top-100 Wta.

Ivanovic, un altro colpo e la bestia nera. Un altro match che ha garantito a Tsvetana la ribalta è stato il successo ottenuto contro Ana Ivanovic a Roma nel 2008 – un mese prima che la serba si aggiudicasse il torneo del Roland Garros – quando raggiunse i quarti di finale del torneo capitolino, migliore performance assoluta finora della 22enne bulgara; che, proprio quando avrebbe dovuto migliorare le proprie prestazioni, è venuta a mancare. Tenendo bene in considerazione il suo fulminante esordio (due semifinali nei primi due tornei), lo stesso risultato Pironkova lo avrebbe colto soltanto in altre tre occasioni, a Stoccolma nel 2006 e nel 2007 e nuovamente ad Istanbul nel 2008, rafforzando l’idea che la prima giocatrice di Bulgaria avverta un particolare feeling con determinate piazze (torneremo su questo punto). Differentemente da quanto avviene con certe avversarie, basti pensare che nelle ultime due semifinali ad estrometterla fu sempre Agnieszka Radwanska, contro cui vanta uno 0-6 poco simpatico nei tabelloni principali Wta.

E nel 2009? Piuttosto parca di soddisfazioni è invece stata la scorsa stagione, in cui l’allieva di Kiril Pironkov ha effettuato un brutto passo indietro in classifica, passando dal numero 46 – non distante dal best ranking di quarantesima giocatrice al mondo – al 99 nel giro di 12 mesi. Posizione attorno alla quale avrebbe veleggiato fino alla primavera, prima di un quarto di finale a Varsavia che avrebbe sancito il suo parziale riscatto – condito da una bella prestazione contro Elena Dementieva – chiaramente misero se paragonato a quanto l’atleta dell’Est Europa avrebbe combinato meno di due mesi dopo a Wimbledon. In cui non ha ancora ceduto un set, come solo è riuscito a Serena Williams. Ed ora, contro Vera Zvonareva, Tsvetana non potrà fare a meno di pensare che lo scorso mese di ottobre, a Mosca, la russa non era stata in grado di toglierle più di due game: e se un pensiero analogo attraverserà anche la mente di Vera, che sappiamo non essere psicologicamente salda, sognare potrebbe divenire più che lecito. Strizzando l’occhio ad un altro fattore, del tutto casuale ed irrilevante in realtà, che vuole vincitrice di quel torneo Francesca Schiavone.

Tricolore… orizzontale. E’ facile pensare che l’impresa della nostra Francesca abbia infuso maggiore fiducia in tutte quelle giocatrici di secondo piano che si cimentano in platee importanti. Ed è inoltre curioso constatare come la partita più difficile che la milanese ha giocato a Parigi, quella di primo turno, l’abbia vista contrapporsi a Regina Kulikova, che a Londra è uscita contro Pironkova al terzo turno, solo per infortunio. Insomma, gli amanti delle coincidenze hanno del materiale interessante per spendere un pensiero (e qualche euro) su un’eventuale vittoria bulgare a Londra. Meglio pensare però un passo alla volta.

Dichiarazioni di un amore finalmente corrispostoAmo questo torneo, mi piace venire qui, l’atmosfera e quant’altro. E’ il sogno di tutti di giocatori fare bene su questi prati, Wimbledon per me è una religione” sosteneva Pironkova alla fine del suo incontro contro Venus, rendendo pubblico il suo amore per una manifestazione che in realtà mai grosse soddisfazioni le aveva regalato. Da quel successo sulla Groenefeld erano infatti arrivate quattro sconfitte in fila che non avevano permesso di intravedere questo grande sentimento. Rubando però le sue parole, questo sentimento pare proprio come una religione: non c’è una vera motivazione che l’abbia tenuto in vita fino ad oggi, nonostante lo sentisse vivo e pur latitando elementi tangibili a suffragarlo. Credo quia absurdum (Credo perché è assurdo) enunciava Tertulliano riferendosi alla religione – dogma da sostenere con convinzione tanto più oscuri i motivi sono alla ragione umana, sempre secondo l’apologeta: un po’ come nel caso di Pironkova, semifinalista a sorpresa di Wimbledon 2010.

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