ZAGABRIA, ABBIAMO UN PROBLEMA

L’edizione 2010 del torneo di Wimbledon perde sul nascere le due teste di serie croate, sconfitte entrambe in tre set: ma le vittime illustri potevano essere ben di più al termine di una giornata piuttosto vivace

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Londra (Gran Bretagna) – Se chiedete ad un croato che cosa rappresenti per lui il 25 giugno, la risposta ovvia sarà concernente il fatto che, proprio in quel giorno, nell’anno 1991, la Croazia ha proclamato la propria indipendenza dall’ancora esistente Jugoslavia, motivo che ha portato le autorità locali a fare di quella data la festa nazionale. Se da quest’anno, invece, chiederete ad un appassionato di tennis – sempre proveniente da Zagabria, Spalato o dintorni – che cosa voglia dire per lui il 21 giugno, probabilmente abbozzeranno una risposta riguardante la giornata nera vissuta dai propri alfieri maschili nel torneo di Wimbledon, dove, la già poco numerosa pattuglia croata – che contava su tre soli rappresentanti – ha smarrito i due membri di punta. Ivan Ljubicic, 17esima testa di serie, e Marin Cilic, favorito numero 11, sono infatti usciti prematuramente dallo Slam su erba, senza vincere alcun set e lasciando tutte le responsabilità di ben figurare nel tempio del tennis londinese sulle spalle del qualificato Ivan Dodig. Che il suo, superando il tabellone secondario, l’avrebbe già fatto, ma data la disastrata situazione in cui versa il tennis croato a Londra, gli sarà implicitamente chiesto di più.

Ivan e Marin fuori. C’è comunque da dire che Florian Mayer, come sorteggio di primo turno, non era affatto il cliente più appetibile tra i 96 che sarebbero potuti finire in dote di Cilic, nonostante il 27enne di Bayreuth da 3 anni non calcasse un campo in erba: quando lo aveva fatto, però, si era sempre distinto con discreti risultati, a cominciare dai quarti di finale ottenuti a Wimbledon nel 2004 per finire con le buone prestazioni fornite ad Halle. E poi con quel suo gioco difficilmente catalogabile era prevedibile che potesse mettere alle strette un tennista moderno come Cilic, per cui, che il 21enne nativo di Medjugorje potesse incappare in qualche difficoltà nelle prime battute non era del tutto sorprendente. Dopo il rapido 6-2 con cui Florian si aggiudicava la prima frazione, il cambio di rotta del croato però non giungeva mai e il tedesco poteva fare proprie anche le altre per 6-4 7-6. Il 7-1 nel tie break finale bene esemplificava infine quanto poco oggi Marin ci abbia capito in quel campo numero 12, finendo eliminato al primo turno come gli era successo soltanto nel 2007, quando era poco più che un bimbo. L’erba di Wimbledon è invece sempre risultata indigesta a Ivan Ljubicic, che nelle nove edizioni cui era stato al via, ben cinque volte era stato rispedito al mittente dopo l’incontro d’esordio. Stupisce però il nome dell’avversario che lo ha eliminato, il polacco Michal Przysiezny, il quale, prima di quest’anno, aveva provato soltanto due volte l’avventura nelle qualificazioni di Roehampton, non passandole mai. Queste le uniche esperienze su erba del ragazzo nato a Glogow, che oggi ha sofferto soltanto nel primo set, quando Ivan si è portato sul 5-3, ma da quel momento ha concesso molto poco sul proprio servizio, mentre il croato è sembrato in vena di regali. 7-5 7-6 6-3 il risultato che estrometteva anche l’altra testa di serie croata, la numero 17, che cronologicamente era anche il primo giocatore inserito nel seeding dei favoriti a lasciare l’All England Tennis Club.

Un tetto per amico. Se l’è vista davvero brutta Novak Djokovic nella serata londinese, irretito non poco dalle abili geometrie di Olivier Rochus, tanto da trovarsi sotto per 2 set a 1 (4-6 6-2 3-6) prima che il giudice arbitro comunicasse ai due contendenti, nonostante l’orario non ancora così tardo – erano circa le 20.30 locali – che il proseguimento dell’incontro si sarebbe disputato sotto il tetto, per prevenire ogni eventuale futuro problema d’oscurità. Dopo una mezz’ora necessaria alla sistemazione dell’impianto e al nuovo riscaldamento, Rochus e Djokovic erano pronti a ridiscendere in campo per continuare la loro sfida, con la tendenza che era nel frattempo cambiata e che favoriva ora il serbo. Novak faceva infatti proprie le due frazioni finali (6-4 6-2, con l’ultimo punto messo a segno alle ore 23 di Londra) in un incontro che ricordava da vicino la semifinale dell’Australian Open del 2002, quando Marat Safin aveva sfruttato l’improvvisa copertura per recuperare lo svantaggio e raggiungere la finale ai danni di Tommy Haas. Fatte le debite proporzioni, dato che qui si trattava di un primo turno, Djokovic può comunque guardare con serenità al pericolo scampato.

Stakanovista Davydenko, Roddick velocista. Se Nikolay Davydenko, dopo i tre mesi di stop, aveva bisogno di un po’ di pratica per riprendere confidenza col clima delle competizioni, deve dire un sentito dire “grazie” al sudafricano Kevin Anderson, che, preso un po’ troppo alla lettera il desiderio del russo nativo ucraino, ha rischiato di eliminarlo, limitandosi invece a tenerlo in campo per 4 ore e 13 minuti. Di due set è stato il vantaggio che Anderson non ha saputo capitalizzare, costruito grazie ad un servizio molto solido – a fine match la percentuale di punti vinti con la prima di servizio supererà l’80% – poichè nel terzo, quando si è manifestata la possibilità di chiudere la partita, il braccio di Kevin ha tremato, sebbene questo non abbia implicato una sua definitiva uscita dall’incontro. E il risultato finale, che il tabellone del campo numero 1 illustrava a fine match, 3-6 6-7 7-6 7-5 9-7, rendeva l’idea dell’occasione sprecata da Anderson, mentre Davydenko sorrideva soddisfatto per il grande rischio corso. Chi non ha sofferto, invece, è stato Andy Roddick, ben intenzionato a ripetere l’ottimo torneo disputato lo scorso anno, a cui sono stati sufficienti 83 minuti per aggiudicarsi il derby contro Rajeev Ram (6-3 6-2 6-2), ultimo trionfatore nella manifestazione su erba di Newport lo scorso mese di luglio. Ma a Wimbledon la sinfonia è ben diversa.

Rimonta meno nobile. Una piccola impresa l’ha messa a segno il turco Marsel Ilhan, che nella giornata che ha visto Roger Federer e Nikolay Davydenko superare il turno recuperando due set di svantaggio, non si fregerà del meritato pubblico elogio, che invece gli riserviamo noi, poichè qui a Londra, per il terzo Slam consecutivo, è riuscito a superare un turno di tabellone principale. Come i due illustri “compagni d’impresa”, anche per Marsel era ipotizzabile un match meno duro, ma dopo aver perso un primo parziale al tie break – contro il vetusto brasiliano Marcos Daniel – in cui non era stato capace di sfruttare troppe chances per aggiudicarselo, la netta sconfitta nel secondo sembrava il preludio ad una ingloriosa fine. Ed invece, complice anche la sopravvenuta scarsa vena del brasiliano, Ilhan ha recuperato il bandolo della matassa, chiudendo i tre restanti parziali in maniera netta (6-2 6-3 6-1). Comincia a brillare della meritata luce la stella di Ricardas Berankis, che ha sconfitto in quattro set l’australiano Carsten Ball in un derby tra qualificati (6-2 6-0 3-6 7-6), mentre si è salvato Victor Hanescu, trentunesimo favorito del tabellone, contro il futuribilissimo (scusate il neologismo) Andrey Kuznetsov, arresosi solo per 7-5 nel set finale. Il russo ha peccato della classica inesperienza – ha solo 19 anni – che non gli ha comunque impedito di mettere in mostra le doti che lo hanno portato, tra le altre cose, a fare proprio il titolo juniores di questo torneo nella scorsa stagione.

Lotta solo in un tie break.
Dall’andamento curiosamente similare sono stati invece gli incontri che hanno premiato Mardy Fish, Gael Monfils e Brendan Evans. Sebbene forti di aspettative molto differenti, con cui si presentavano oggi al via del terzo Slam dell’anno, tutti e tre si sono meritati il passaggio al turno successivo col minor numero possibile di set giocati, faticando soltanto nel secondo, conclusosi in un tie break caratterizzato da punteggi ben più combattuti di quelli usuali. Fish ha sbarrato la strada al giovanissimo qualificato Bernard Tomic col risultato di 6-3 7-6(10-8) 6-2, Monfils ha superato l’argentino Leonardo Mayer per 6-1 7-6(11-9) 6-2 e Evans ha colto la prima vittoria in un tabellone principale di uno Slam, al quarto tentativo, contro l’olandese Jesse Huta Galung col punteggio di 6-3 7-6(14-12) 6-3. Prosegue anche la corsa dei due semifinalisti del Roland Garros, l’austriaco Jurgen Melzer (favorito numero 16) e Tomas Berdych (12), che hanno a dire il vero vissuto qualche difficoltà nel loro incontro inaugurale. Il giamaicano Dustin Brown è perfino riuscito a vincere un set contro Melzer, finendo poi col perdere per 6-3 4-6 6-2 6-3, mentre il ceco ha faticato nella frazione d’apertura contro il kazako di passaporto – italiano d’adozione e russo di nascita – Andrey Golubev, sconfitto per 7-6 6-2 6-2

Due re e un aspirante. Esordivano oggi anche due dei vincitori delle quattro prove su erba preludio a quello che per molti rimane l’appuntamento tennistico dell’anno. Buona la prima per Michael Llodra, vincitore del torneo di Eastbourne, che non ha subito il contraccolpo del terzo set perso al tie break contro lo statunitense Jesse Witten – i primi due se li era aggiudicati il transalpino con il medesimo punteggio di 6-4 – chiudendo la contesa in proprio favore nel quarto (6-3) e andando così ad incrociare il proprio cammino con quello di Andy Roddick, in uno degli incontri più interessanti del secondo turno. Un set lo ha perso anche Lleyton Hewitt – che come tutti sapranno ha inflitto a Roger Federer una sconfitta nella finale di Halle 10 giorni addietro – sorpreso nel parziale iniziale dall’argentino Maximo Gonzalez, poi regolato senza troppe difficoltà (5-7 6-0 6-2 6-2). Un plauso lo merita però anche Denis Istomin, già visto all’opera in maniera lodevole sui prati del Queen’s contro Rafa Nadal, che ha superato in cinque set (6-7 6-1 2-6 7-6 6-3) la ventesima testa di serie Stanislas Wawrinka, che nelle ultime due presenze a Wimbledon si era sempre spinto fino al quarto turno.

Altri risultati. Avanzano anche Ilija Bozoljac (7-6 3-6 6-3 7-6 a Nicolas Massu), Feliciano Lopez (7-6 3-6 6-2 6-3 al lucky loser statunitense), Viktor Troicki (6-3 6-4 6-1 a Igor Kunitsyn), Benjamin Becker (5-7 6-2 6-2 6-4 a Ryan Sweeting), Rainer Schuettler (6-2 6-2 6-3 a Dmitry Tursunov), Daniel Brands (7-6 7-6 7-5 a Igor Andreev) Taylor Dent (6-3 6-7 7-6 7-5 a Juan Ignacio Chela), Karol Beck (6-3 6-1 4-6 6-2 a Santiago Ventura), Evgeny Korolev (6-1 7-6 4-6 6-2 a Eduardo Schwank), Yen Hsun Lu (7-5 6-4 6-3 a Horacio Zeballos), Teimuraz Gabashvili (2-6 6-4 6-4 6-2 a Ramon Delgado), Arnaud Clement (6-3 3-6 6-4 7-5 a Janko Tipsarevic) e Peter Luczak, che ha inflitto a Tommy Robredo (2-6 7-6 6-2 7-5) la terza sconfitta consecutiva al primo turno negli Slam 2010. Tempus fugit.

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3 Commenti a “ZAGABRIA, ABBIAMO UN PROBLEMA”

  1. Alessandro Nizegorodcew ha detto:

    Questa non poteva saperla nemmeno Brancher.. e nemmeno io ovviamente.. Mio cugino polacco mi ha scritto un’email facendomi notare che è l’ultima vittoria di un polacco in uno slam (maschile) risaliva a 24 anni fa! Una vittoria abbastanza importante direi…

  2. Alessandro Nizegorodcew ha detto:

    vittoria a wimbledon, non in uno slam…

  3. Luca Brancher ha detto:

    Mi ero limitato a guardare i risultati Slam per quanto riguarda i polacchi, facendo uno sforzo immane per spingermi fino a…gennaio. Troppo indietro non potevo andare, anche perchè onestamente non ho alcuna memoria storica di tennisti polacchi di un tempo, per cui sarei brancolato nel buio. Oggi vediamo se Kubot fa doppietta (mi pare favorito) (ok, lo so, di quel che pare a me …).

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