UN TRENO CHIAMATO SHARAPOVA

Esordio rapido e convincente per la russa, sedicesima testa di serie. Aprono positivamente la campagna londinese anche Oprandi (prima vittoria Slam), Vinci ed Errani. Preventivabile, invece, la sconfitta di Garbin

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Londra (Gran Bretagna) – Quando, lo scorso anno, Anastasia Pivovarova vide la sua corsa verso le vette del tennis mondiale limitata da diversi malanni fisici, cadde in uno stato di disperazione che la portò ad accumulare risultati non in linea con le attese su di lei riposte. Proprio in quel frangente accorse in suo aiuto il mito che da tempo provava ad imitare, tanto da essersi spinta fino in Florida, Maria Sharapova, pronta a darle tutto il conforto morale di cui aveva bisogno – tra le altre cose Maria le permise di utilizzare i suoi abiti esclusivi durante i tornei – risultando così fondamentale nel risveglio sportivo culminato nel terzo turno colto durante la recente edizione del Roland Garros. Il destino beffardo ha però atteso soltanto un mese per metterle l’una contro l’altra, sul campo numero 2 di Wimbledon, nel corso della seconda giornata dedicata al tabellone principale. Un ostacolo invalicabile è però risultata Maria, oggi, per Anastasia, che appariva molto più giovane dei tre anni che rende a Sharapova sulla carta d’identità, a causa di un’esperienza ben differente su questi proscenii. Un piccolo clone, anche fisicamente – entrambe vantano altezze siderali – se si eccettua la cromatura dei capelli: purtroppo la 20enne nata a Mosca paga qualcosa in tutti i fondamentali all’ex regina di questo torneo (anno 2004).

Nessuna pietà (o quasi). E quel gap, che si stabiliva immediatamente, non veniva mai colmato, anzi, la frustrazione lo rendeva via via più ampio, tanto che quel gioco conquistato sul finire del primo set, sotto 0-5, assumeva le sembianze di un regalo di una vecchia amica, più che uno spiraglio che presagisse uno scenario diverso nel secondo set. Anche perché Maria, in campo, sconti non ne fa mai e, dopo quel gioco, non ha esitato a lasciare le briciole alla sua malcapitata opponente. Sette i punti concessi al servizio – nel corso dell’ora scarsa di gioco lungo cui hanno avuto atto i tredici giochi – cui vanno aggiunte delle percentuali di scambi vinti sulla prima e sulla seconda palla di Pivovarova superiori al 50%: tutti dati che possono permettere alla tennista siberiana di guardare al futuro con un pizzico d’orgoglio, dopo la batosta subita due domeniche fa contro Na Li nella finale di Birmingham. Anastasia Pivovarova, attualmente, non può essere considerata un test attendibile, ma Masha, oggi, ha comunque dimostrato di essere in un buono stato di forma, prenotando da subito l’ottavo di finale nobile contro Serena Williams. Nastya, invece, chiude la sua esperienza a Wimbledon in maniera amara, avendo perso 24 degli ultimi 25 giochi disputati – nell’ultimo turno di qualificazione era infatti rimasta a secco contro la greca Eleni Daniilidou, salvo poi venire ripescata – che le permette di stabilire una delle strisce più negative nella storia di questo torneo: la sua carriera, buon per lei, non si ferma però qui.

Romina sfata il tabù. A quattro anni dal suo ultimo passaggio nel tempio del tennis di Wimbledon, a tre anni dal suo ultimo 15 in un torneo del Grande Slam e alla quinta partita in assoluto a questo livello, Romina Oprandi ha finalmente messo nel palmares la prima vittoria della sua carriera in uno dei quattro major del tennis mondiale. Ce l’ha fatta, la nativa svizzera, nonostante dall’altra parte della rete si trovasse Heather Watson, che, alle spalle di Laura Robson, è la tennista juniores su cui la LTA (Federtennis britannica) punta di più. A ragione, visto l’ottimo torneo che la neo-diplomata Heather ha regalato ai propri tifosi la scorsa settimana a Eastbourne, dove ha centrato la prima vittoria WTA in un main draw (dopo esser passata per le forche caudine delle qualificazioni), contro la canadese Aleksandra Wozniak. E se nel primo set era sufficiente il break sul’1-1 per permettere a Romina di aggiudicarsi la frazione, chiusa poi per 6-4, il passaggio a vuoto della nostra rappresentante appariva tanto netto da quel momento in poi da sembrare precludere ogni sogno di gloria. La partita, però, perdeva quel suo legame con i turni di battuta e Romina faceva in tempo a salire sull’ultimo treno valido prima della sconfitta, dopo il 6-1 2-1 e servizio con cui Heather aveva monopolizzato il campo numero 18 davanti ad esultanti tifosi britannici. Oprandi saliva 4-2, subiva il secondo break della frazione, ma poi teneva a debita distanza la scalpitante tennista di Guernsey – ultima vincitrice della prova juniores a Flushing Meadows – archiviando la pratica col punteggio di 6-4 1-6 6-3. Troppo acerba Watson, per questa Romina, che dopo 4 k.o. nei primi turni Slam, tra 2006 e 2007, ha ottenuto un successo importante che potrebbe definitivamente sbloccarla sulla strada per il ritorno alle vette toccate in quel periodo. Quando però match a questi livelli non li vinceva ed ora in quella zona di tabellone, in cui Stosur ha abdicato alla prima difficoltà, si apre uno spiraglio interessante: sempre che Dulgheru, prossima avversaria, sia d’accordo.

Vinci supera Bammer. Forte della nomea che la vuole la tennista italiana più dotata nei pressi della rete, Roberta Vinci non poteva fallire il suo esordio nel torneo di Wimbledon, dove lo scorso anno si era spinta fino al terzo turno – così come nel 2005 – sebbene il sorteggio l’avesse curiosamente messa contro la giocatrice che la precede nel ranking Wta: numero 48 contro numero 49. Difficile considerarla comunque sfavorita, anche perché da subito Roberta ha messo in chiaro come stavano le cose. Break in avvio per salire sul’1-0, piccolo smarrimento a metà set, quando concedeva l’unico servizio della frazione, prima di riprendersi e chiudere per 6-3. Punteggio che si ripeteva anche nel secondo parziale, dove era l’austriaca a partire meglio, prima di venire presto rimontata dalla tarantina, che al terzo match point sanciva il suo passaggio di turno. Canovaccio molto regolare quello interpretato dalla record woman di Fed Cup (15 vittorie in doppio su 15 partite giocate, a riprova del suo valore nel gioco di volo), che a fronte di 4 aces e 0 doppi falli ha costretto spesso all’errore la “mamma” teutonica, mentre di suo ha cercato di svolgere il compito. In maniera magistrale: ed ora sotto con Anastasia Pavlyuchenkova, “brutta” avversaria contro cui dovrà far valere tutto il suo acume tattico.

Errani rispetta il seeding. Al primo tabellone Slam della propria carriera da testa di serie, Sara Errani, favorita numero 32, non ha tradito le attese contro la francese Julie Coin, inaugurando al meglio la stagione a lei più gradita, l’estate, quella dove storicamente ha conquistato i risultati più prestigiosi. Concesso il primo gioco senza tanti problemi a Coin, Errani ha poi cominciato a recitare la parte della protagonista in campo, con la transalpina che solo saltuariamente riusciva a strapparle la scena. Primo set che veniva deciso da un parziale di cinque giochi consecutivi vinto dall’emiliana, che si portava sul 5-1 e poi sul 6-2. La partita, nel secondo set – che permaneva contraddistinta da scambi molto lunghi – non aveva sussulti fino al 3 pari, quando il terzo break dell’incontro della tennista azzurra valeva l’intera posta in palio. Il punteggio, 6-2 6-4, vale così il secondo turno, che Sara dovrà giocare contro l’iberica Arantxa Parra Santonja. Ha raccolto le briciole, invece, Tathiana Garbin, quest’oggi opposta, così come accaduto al secondo turno del Roland Garros, alla danese Caroline Wozniacki, che le ha impartito una lezione ancora più dura rispetto a quanto avvenuto sulla terra battuta, superficie molto più cara alla tennista veneta. La metà dei giochi conquistati rispetto a quanto accaduto a Parigi, da quattro a due, hanno definito il periodico 6-1 che ha permesso alla terza testa di serie del tabellone londinese di avanzare al turno successivo, mentre per Tathiana si è trattata dell’ottava eliminazione al primo turno a Wimbledon in undici partecipazioni.

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