SODERLING, IL MARATONETA

Per la terza volta in carriera lo svedese recupera da 0-2: battuto Hewitt 6-4 al quinto sul centrale di Wimbledon. Djokovic facile su Anderson, Tsonga rischia con Dimitrov

Be Sociable, Share!

Wimbledon (Inghilterra) – Sul Centre Court di Wimbledon, Robin Soderling recupera due set di svantaggio e batte Lleyton Hewitt al quinto. Molto più agevole il compito di Djokovic, che precede la pioggia e liquida Kevin Anderson in tre partite.

SODERLING-HEWITT 6-7/3-6/7-5/6-4/6-4 – Gli organizzatori ci hanno preso gusto e, anche se fuori ogni tanto fa capolino il sole, sul centrale c’è il tetto steso. Si gioca indoor dunque la sfida di apertura del programma, quella che vede opposti la testa di serie numero 5 Soderling e il campione di questo torneo nel 2002, l’ultimo anno prima della cinquina consecutiva di Federer, Lleyton Hewitt. I due vengono da sei mesi del tutto differenti: l’australiano, alle prese con acciacchi più (anca) o meno (alluce) importanti, ha giocato tredici incontri in tutto (esclusa la Hopman Cup) compresa la vittoria dell’altro ieri con Nishikori; Soderling invece ha iniziato la stagione centrando tre titoli prima e dopo gli Australian Open e nel complesso si è ben disimpegnato anche sulla terra, con i quarti a Madrid, Roma e Parigi.

La chiave dell’incontro potrebbe essere il rapporto fra la battuta di Soderling e la risposta di Hewitt ma c’è dell’altro. Lleyton, erbivoro da 7 titoli in carriera e oltre 100 vittorie sulla superficie in questione, si muove con estrema leggerezza e anche il suo gioco, esaltante quando si può appoggiare sulla potenza altrui, sembra adattarsi perfettamente alla furia del vichingo, che invece non conosce mezze misure. Non c’è l’ombra di una palla-break per tutto il primo set, con Soderling che comanda nel punteggio avendo iniziato a servire e Hewitt che lo tallona senza troppa ansia. Nell’ottavo gioco Lleyton si porta 4-4 dopo uno scambio lungo, condito con diversi back di rovescio da entrambe le parti e chiuso da un drittaccio lungo dello svedese. I servizi tenuti a zero fioccano e quando succede, come nell’undicesimo game, che Hewitt risale da 40-0 a 40-30 (con una bella risposta), è già una notizia. Figurarsi allora se, sulla situazione di 6-5 Svezia, Hewitt si trova a due piccoli passi dal baratro sul 30-30 dopo uno dei rarissimi errori della sua frazione iniziale (due in tutto i gratuiti alla fine del set). A quel punto Soderling mette lungo di centimetri un dritto, si riporta a -2 con un vincente di dritto ma riapre la porta del tie-break all’avversario con una risposta che solo il falco decreta lunga. Alla fine trionfa la pazienza di Lleyton e si sconfina nel gioco decisivo.

Qui è Soderling il primo a mettere il naso avanti (3-1 con un mini-break e due dritti incrociati tremendi) ma c’mon non si fa distanziare e fa suo il quinto punto costringendo Robin a una volee d’attesa e infilandolo poi con il perfetto lob di rovescio. Con due servizi vincenti Hewitt sale 4-3 ma è il nono punto quello che potrebbe decidere la sorti del set; Soderling pareggia con l’ace (4-4) ma sbaglia un dritto facile nei pressi della rete e concede il mini-break (4-5). Lo scandinavo si riprende il mini-break con una gran risposta ma è di nivo con il servizio che Hewitt conquista il set-point sul 6-5; una battaglia di rovesci incrociati chiusa con l’errore di Soderling decide il parziale a favore dell’australiano.

Nel secondo set il copione non cambia: Soderling cerca la potenza, Hewitt tesse la sua ragnatela cercando spesso di spostare lo svedese sul rovescio per affondare sul lungolinea. Poche discese a rete, peraltro quasi tutte positive, e scambi da fondo con l’errore che precede il più delle volte la soluzione vincente. Nel sesto game, con Soderling al servizio e indietro 2-3, arrivano le prime due palle-break ottenute da Hewitt con un eccellente dritto in corsa, sottolineato anche dal consenso di Roche e Rafter. Robin però reagisce nel migliore dei modi, mette due ace e un servizio vincente ma Lleyton può rimproverarsi di aver messo in rete un dritto non impossibile sul 30-40. Non solo perché è il fatidico settimo, il gioco successivo potrebbe giocare un brutto scherzo a Hewitt, che non può aver archiviato la duplice ghiotta occasione come se nulla fosse. Infatti Soderling sale 15-30 ma l’ex numero uno del mondo non ci sta, disegna il campo con dritto e rovescio e ribalta la situazione con tanto di errore finale di Robin (4-3).

Il miglior Hewitt del 2011 esalta e si esalta nell’ottavo game: Lleyton va 0-30 prendendo il tempo al rivale e chiudendo con la volee ma è quello sul 15-40 il punto del match, se non del torneo. Soderling mette una prima che l’australiano ribatte alta e nei pressi della rete, lo svedese si avventa con il tracciante di rovescio incrociato e Hewitt, come un portiere, intuisce la direzione e si tuffa mentre azzecca il passante di rovescio. Dopo la capriola, l’aussie guarda incredulo verso il suo angolo e comincia a pensare seriamente che questa sia la sua giornata. Lleyton serve per il secondo set e l’ace del 30-15 viene compensato dal doppio fallo del 40-30; Soderling pareggia con una pregevole veronica su una palla che forse sarebbe uscita ma commette due errori e consegna il 2-0 all’australiano.

In un match in cui il servizio ha una valenza così importante, sono pochi i punti decisivi. Nel terzo set, Hewitt mette a segno un altro colpo spettacolare (volee vincente in tuffo) per portarsi 40-15 nel sesto gioco e poco dopo, sul 3-3, con un passante lungolinea di dritto mette in ansia Soderling sulla sua battuta (0-30). Lo svedese però risale la corrente con il servizio, subisce un altro passante per il 40-40 ma alla fine tiene e cambia campo avanti 4-3. Tutto fa pensare che ci sarà un altro tie-break quando, nel dodicesimo game, improvvisamente Hewitt concede il break e il set, tradito a più riprese dal rovescio: 7-5 Soderling e tutto da rifare.

Il quarto segmento ricalca fedelmente i precedenti, con i primi giochi che si mantengono legati al servizio e poche emozioni. Hewitt si difende con meno lucidità rispetto a un’ora prima ma Soderling non riesce a incidere più di tanto sulla risposta e, non appena si entra nello scambio, fioccano gli errori. Lo svedese resta avanti nel punteggio fino al 5-4, quando Hewitt è chiamato a servire per non farsi agguantare sul 2-2. Sul 15-30 Hewitt si esibisce ancora in una volee vincente in tuffo ma è di nuovo il rovescio, come in un deja-vu, a tradirlo. L’australiano salva il primo set-point con una bella prima ma arrivano altri due errori con il suo colpo migliore e si va al quinto.

Intanto fuori piove e questo rende giustizia alla lungimiranza degli organizzatori. Avendo chiuso gli ultimi due set con il break, Soderling riparte con il leggero vantaggio di servire per primo ma nel terzo game rischia di vedersi sfuggire la preda dopo averla agguantata; Hewitt ha tre palle-break sullo 0-40, spreca ma ne conquista una quarta con un nastro talmente fortunato che perfino i Fanatics, i suoi tifosi in maglia gialla, chiedono scusa a Soderling. Lo svedese accusa il colpo e mette lungo il dritto dell’1-2. Freddo com’è nelle sue caratteristiche, Robin spinge sull’acceleratore e ottiene l’immediato contro-break al secondo tentativo (2-2). Hewitt piazza tre ace consecutivi per il 3-3 e, dopo la parentesi appena raccontata, la battuta torna a dominare. Fino al decimo game, quando la luce australiana si spegne di nuovo. Stavolta è il dritto a girargli le spalle: 0-15 con l’errore al termine di uno scambio lungo, 0-30 con il vincente in corsa di Soderling e altri due dritti in rete per il break a zero che sancisce la definitiva rimonta dello svedese. Robin in ginocchio, come avesse vinto il torneo, perché se l’è vista brutta e perché sapeva di aver di fronte “un grande avversario” come dirà al microfono subito dopo la fine del match. Applausi per entrambi all’uscita dal centrale e Soderling che approda al terzo turno.

DJOKOVIC-ANDERSON 6-3/6-4/6-2 – Novak Djokovic opta per il cappellino con tanto di visiera perché sul campo 1, il secondo centrale di Wimbledon, ogni tanto il riflesso infastidisce e il numero due del mondo non vuole lasciare proprio nulla al caso. Come già aveva evidenziato al debutto con Chardy, Nole non ha troppo risentito del primo ko stagionale inflittogli a Parigi da Federer ed è venuto a Londra con la ferma intenzione di ripartire anche sulla superficie che meno gli aggrada.

Kevin Anderson, il suo avversario di giornata, potrebbe affidare molte delle sue peraltro poche chance a una giornata di grazia nel servizio ma la risposta del serbo è un’ulteriore complicazione per il sudafricano. Infatti, già nel secondo gioco del set d’apertura Djokovic strappa il servizio a zero al rivale e indirizza la sfida sui binari che preferisce. Nonostante l’altezza (203 centimetri) e le lunghe leve, Anderson ama poco la rete e cerca il punto sulla regolarità, vale a dire il terreno preferito dal serbo. Djokovic ottiene un altro break e sul 5-0 la questione sembra già risolta; invece Nole si distrae, concede tre giochi e chiude solo (si fa per dire) al nono per 6-3.

E’ evidente che il match sia nelle solide mani di Djokovic, anche se la parziale rimonta di Anderson non manca di far sentire il suo effetto nella seconda frazione. Kevin riesce a tenere nei primi quattro game, salva una palla-break nel quinto (3-3, dritto lungo del serbo) ma nel settimo capitola e lo fa nel peggiore dei modi, cedendo a zero il servizio com’era già successo nelle due precedenti occasioni. Djokovic serve per il set sul 5-4 e si fa raggiungere sul 40-40 prima di mettere due solide battute; la prima è vincente, la seconda favorisce un dritto profondissimo che cade all’incrocio delle righe e porta Nole sul 2-0.

Nonostante lo score (6-2), il terzo set sarà quello più lungo (43 minuti) e combattuto, con Djokovic costretto a concedere e salvare ben cinque palle-break prima di staccarsi definitivamente nello score. Il serbo strappa subito la battuta a Anderson nel primo gioco ma nel quinto, sul 3-2, si trova sotto 15-40 ed è graziato dall’inconcludenza del sudafricano che non osa più di tanto nelle due occasioni mentre sulla terza è bravo il serbo. Finiscono così le ultime speranze di Anderson, con Nole che va 4-2 e chiude 6-2 non prima di aver salvato altre due palle-break.

TSONGA-DIMITROV 6-7/6-4/6-4/7-6 – In sede di presentazione avevamo promesso spettacolo e tale è stato sul campo 1. Il presente (Tsonga) contro il futuro (Dimitrov, classe 1991) in una sfida da erba, magari con qualche errore banale di troppo ma tante soluzioni eccellenti. Il match è stato giocato in quattro tranche: la prima è durata appena quattro punti, perché sul 30-30 del gioco iniziale c’è stata l’interruzione per pioggia durata poco più di mezz’ora. Al rientro Tsonga ha subito dovuto annullare una palla-break (saranno ben sette, alla fine del parziale) ed è stato poi tre volte a un punto dal 3-1, con Dimitrov che si è salvato grazie a due buone prime e un servizio vincente. I numeri del bulgaro, ragazzo dal gioco molto simile a quello di Federer, non si sono fatti attendere e Tsonga è stato nuovamente vicino al break nel nono gioco, quando è risalito prima da 0-40 e poi si è salvato una quarta volta con l’ace. Tre giochi consecutivi a zero hanno accompagnato gli sfidanti al tie-break, subito comandato da Grigor (2-0) e poi ripreso da Tsonga (3-2). Quattro punti consecutivi del bulgaro (un paio di servizi, un doppio fallo del francese e una notevole risposta) e tre set-point, sul 6-3; alla seconda opportunità Tsonga ha messo in corridoio il dritto per il 7-6 finale.

Jo-Wilfried aveva appena messo a segno il break del 3-1 quando è arrivata di nuovo la pioggia, per la seconda interruzione. Alla ripresa Dimitrov è parso meno brillante, ha ceduto nel sesto gioco del secondo set e nel settimo del terzo, con Tsonga che ha messo in campo tutta la sua artiglieria pesante. Per niente scosso, il ventenne bulgaro ha sprintato all’inizio della quarta frazione (3-0) prima che la partita fosse nuovamente interrotta. All’ennesima ripresa Dimitrov ha avuto la palla del doppio-break ma, fallita, è incappato in un lungo passaggio a vuoto che ha consentito ad Alì di risalire la china e portarsi sul 5-3, per poi servire per il match sul 5-4. Fine? Niente affatto. Dimitrov ha annullato due match-point, ha messo a segno il break (5-5) e, dopo il cambio di campo, è salito 15-40 con due set-point sul servizio del francese. Tsonga è rientrato e si è rifugiato nel tie-break; nuova altalena di emozioni con Grigor avanti subito 2-0 e Tsonga che ha cambiato campo sul 4-2. Il francese ha avuto la palla per il terzo turno sul 6-5, 7-6, 8-7 ma quella buona è stata il 10-8, con Dimitrov che è finito per le terre e Tsonga che ha saltato la rete per andarlo a sollevare. Un lunghissimo applauso ha accomunato entrambi i giocatori all’uscita dal campo, con il pubblico in visibilio.

Be Sociable, Share!
Be Sociable, Share!

Lascia un Commento

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.