LA STORIA DI SABINE

Dopo la serie di infortuni del 2010, il ritorno e il titolo di Birmingham, ora la Lisicki punta in alto scrivendo una delle più belle pagine del torneo

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Londra (Regno Unito) – Quando si dice una bella storia. Quella di Sabine Lisicki è sicuramente una delle più delicate di questo Wimbledon 2011. La tedesca ha vissuto una stagione difficile lo scorso anno: tenuta fuori da una serie di infortuni (il principale alla caviglia), è precipitata fuori dalle top 100 saltando prima il Roland Garros e Wimbledon, per poi raccogliere risultati insoddisfacenti agli Us Open e al torneo di Lussemburgo a causa della lunga inattività. Quest’anno ha iniziato la corsa qui grazie ad una wild card ricevuta dall’organizzazione ed ora questa opportunità potrebbe trasformarsi in oro.

Classe 1989, un dritto che sa fare male, è la prima giocatrice tedesca che è riuscita a raggiungere la semifinale a Wimbledon dal 1998, anno di Steffi Graff . Di certo il cammino della risalita non è stato semplice e i momenti di tensione vissuti anche in campo, sul quel tie-break che voleva segnarne l’empasse, hanno sottolineato ancora una volta le capacità di questa giovane tennista, specie a livello di tenuta mentale.

Dopo esser stata così vicino alla vittoria, non sarebbe infatti stato difficile per lei lasciare andare il match, specie contro un’avversaria determinata come la Bartoli, invece è riuscita a rimanere in sella e ancora più convinta di prima ha chiuso la pratica in scioltezza con un netto 6-1 al terzo set. Bisogna dar menzione che la francese ha lamentato una stanchezza improvvisa nel corso dell’ultima frazione, ma questo non rende meno onore allo sforzo di Sabine.

Al di là della consistenza tecnica della tennista teutonica, la prima cosa che viene in mente vedendo il risultato messo a segno oggi è la sua capacità nello sviare l’ostacolo. Nel suo diario on line, rintracciabile tra le pagine della sua pagina ufficiale, più volte la tedesca ha lamentato le difficoltà del suo ritorno, ha raccontato le sue speranze, gli imprevisti, la tristezza, la gioia dei progressi.

Non è difficile quindi immaginare che proprio nel momento della massima difficoltà oggi, la Lisicki abbia ripensato a quei momenti in cui il dolore non le permetteva dei gesti considerati naturali, o magari a quando i risultati dei test richiedevano maggiore pazienza e un ulteriore rimando della ripresa degli allenamenti.

La formazione di un’atleta passa anche da queste piccole, grandi difficoltà, situazioni che vanno risolte giocando con il tempo. Il carattere che si forma fuori è un’arma decisiva in campo, specie nelle situazioni limite come quella vissuta oggi.

“Non so cosa dire – ha dichiarato Sabine ai microfoni una volta uscita dal campo – non ci riesco a credere. Ho dovuto lottare molto per rimanere concentrata nel terzo set, ma ci sono riuscita. Questo ritorno è stato come scalare una montagna, ma oggi avere l’emozione del campo Centrale mi ha ripagato di tutti gli sforzi fatti per essere di nuovo qui”.

E’ la prima volta che Sabine raggiunge la semifinale qui a Wimbledon, il miglior risultato precedente della tedesca sui prati inglesi risaliva al 2009, anno in cui raggiunse i quarti e fu battuta dalla numero 1 Dinara Safina. Nell’estate successiva raggiunse poi il suo miglior ranking: il 3 agosto del 2009 infatti arrivò al numero 22 della classifica Wta.

La sua giovane carriera è stata per ora divisa in due dalla serie di infortuni che l’hanno colpita nel 2010. Ad aprile 2009 infatti, la Lisicki arrivò a conquistare il suo primo titolo in carriera al torneo di Charleston, mentre il secondo l’ha raggiunto sull’erba di Birmingham il 13 giugno scorso. Nel mezzo molte lacrime, promesse e speranze.

Quello di oggi è un primo traguardo, un buon punto per iniziare nuovamente a scalare: a 21 anni c’è ancora tutto il tempo per costruire successi e tagliare traguardi, specie nel tennis femminile moderno, in cui l’esperienza inizia ad avere un peso specifico particolare nelle competizioni e certe vittorie recenti sono sempre qui a ricordarcelo.

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