125 ANNI DI STORIA

Dal 1877 Wimbledon è sinonimo di tennis. La lunga storia dei “Championships” londinesi attraverso i numeri dei suoi protagonisti

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Wimbledon (Inghilterra) – E’ tutto pronto a Wimbledon per l’inizio della 125esima edizione del torneo. Con i suoi caratteristici colori sociali, il verde e il viola, l’All England Lawn Tennis Club aprirà i celebri Doherty Gates, i cancelli dedicati ai fratelli inglesi Reggie e Laurie che dominarono la scena all’inizio del secolo scorso, per dare inizio alla kermesse tennistica più celebre del mondo. Wimbledon è anche sinonimo di tradizione ma pure quest’ultima, in taluni casi, ha dovuto arrendersi al trascorrere del tempo e alle esigenze economiche. Così, sui prati della Regina continua ad esserci l’obbligo del bianco negli indumenti e non si gioca (salvo particolari condizioni atmosferiche durante la prima settimana) la domenica centrale ma, dal 1982, la finale maschile è programmata di domenica (e quella femminile il giorno prima) mentre fino a quel momento si disputava di sabato (e di venerdì quella femminile). Due anni fa è stato poi inaugurato il nuovo Centre Court con il tetto mobile.
In principio era il tennis – La prima edizione del torneo più antico del mondo risale al 1877 e venne disputata sui campi di Worple Road, limitatamente al singolare maschile: 200 spettatori pagarono uno scellino a testa per vedere Spencer Gore battere piuttosto facilmente William Marshall. Nel 1884 fu la volta delle signore, con Maud Watson che alzò il primo trofeo riservato alla vincitrice del singolare femminile. Nel 1922 il club si spostò dalla sua sede originaria per trasferirsi in una zona più ampia, sempre a Wimbledon ma in Church Road, e sempre lo stesso anno venne abolita la formula del Challenge Round, secondo la quale il campione in carica approdava direttamente alla finale e attendeva il vincitore del torneo che si svolgeva con la consueta formula dell’eliminazione diretta.
Il dopoguerra – Quando, nel 1936, l’idolo locale Fred Perry vinse il suo terzo titolo consecutivo, certo non poteva immaginare che quel record avrebbe resistito per oltre 40 anni. Sarà Borg, con il poker calato nel 1979, a batterlo. E’ invece tuttora valido, per la disperazione dei tifosi britannici, l’altro primato involontario stabilito da Perry, che è stato l’ultimo inglese a vincere sull’erba di casa. Un paio di mesi più tardi, l’uomo che fonderà la casa di abbigliamento con il simbolo della corona d’alloro alzerà anche la coppa degli US Open e da allora la Gran Bretagna della racchetta sta ancora aspettando di vedere un suo rappresentante maschile trionfare in un major. Durante la guerra il Club ospitò ambulanze e militari mentre nei prati antistanti i campi non era raro vedere maiali grufolare nell’erba in compagnia di conigli e altri animali. Nell’ottobre del 1940 il Centre Court venne colpito da una bomba di 500 libbre che distrusse parzialmente il tetto e quasi 1200 posti a sedere. Terminato il conflitto, la ricostruzione fu rapida e ricca di entusiasmo e già dal 1946 si tornò a fare sul serio, con il francese Yvon Petra che recuperò in finale due set all’australiano Geoff Brown e si laureò primo vincitore del dopoguerra.

Dominio Usa-Australia – Quasi una mosca bianca, Petra. Infatti, nel primo trentennio del dopoguerra furono solo 4 i tennisti non statunitensi o australiani che riuscirono ad alzare la coppa: oltre a Yvon, il ceco-egiziano Drobny (1954), lo spagnolo Manolo Santana (1966) e il cecoslovacco Jan Kodes (1973). Per il resto, Stati Uniti (12 successi) e Australia (14) dominarono la scena fino all’arrivo di un ventenne scandinavo che inaugurò di fatto l’era delle vittorie a ripetizione. Diversa la situazione in campo femminile, dove le americane allungarono le mani sul piatto istoriato per ben 21 edizioni, infastidite solo a cavallo degli Anni Sessanta dalla brasiliana Maria Esther Bueno (che vinse quattro volte), da un paio di britanniche (Mortimer e Jones) e di australiane (Court e Goolagong).

Il trentennio delle strisce – Dopo le nazioni, vennero i singoli. Nel 1976 lo svedese Bjorn Borg vinse il primo dei suoi cinque titoli consecutivi, striscia interrotta da John McEnroe (3 titoli in 4 stagioni) a sua volta seguito dal tedesco Boris Becker (anche per lui 3 titoli, e altrettante finali). Nel 1993 lo statunitense Pete Sampras scrisse il primo dei sette capitoli del suo romanzo londinese, interrotto solo nel 1996 dall’olandese Richard Krajicek. Dopo due stagioni di vincitori singoli (ma Ivanisevic, che trionfò di lunedì nel 2001, era al quarto tentativo), arrivò Federer che imitò Borg con la prestigiosa cinquina (2003-2007) seguita dalla finale persa nel 2008 contro Nadal (pure lui mancino, come lo era McEnroe…). Analoga la situazione nel tabellone del gentil sesso: in quattro si sono divise ben 25 vittorie (9 Martina Navratilova, 7 Steffi Graf, 5 Venus, 4 Serena) e delle restanti nove (Wade, Evert, Goolagong, Martinez, Hingis, Novotna, Davenport, Sharapova e mauresmo) nessuna è riuscita a ripetersi.

Diamo i numeri – Da quando sono state introdotte le teste di serie (1927), solo due maschi (Becker nel 1985 e Ivanisevic nel 2001) e nemmeno una femmina hanno vinto il torneo senza essere compresi tra le teste di serie. Andre Agassi è il vincitore con la testa di serie più alta (era numero 12 nel 1992) e Venus Williams (era numero 23 nel 2007, proprio come quest’anno…) la vincitrice. Becker è anche il più giovane vincitore del torneo (aveva 17 anni e 227 giorni, nel 1985) mentre la più giovane vincitrice rimane, da più di 120 anni, Lottie Dod, che aveva 15 anni e 282 giorni nel 1887.

Top Ten dell’Era Open – Limitatamente al singolare, ecco le classifiche di rendimento (percentuale di incontri vinti) a Wimbledon dal 1968 a oggi.

% MASCHILE (tra parentesi vittorie-sconfitte)

Borg 92,73 (51-4)

Federer 90,32 (56-6)

Sampras 90,00 (63-7)

Laver 88,46 (23-3)

Nadal 87,88 (29-4)

Newcombe 86,49 (32-5)

Becker 85,19 (69-12)

John McEnroe 84,29 (59-11)

Connors 81,55 (84-19)

Rosewall 80,65 (25-6)

FEMMINILE

Jones 92,31 (12-1)

Graf 91,36 (74-7)

Navratilova 89,55 (120-14)

Serena Williams 89,06 (57-7)

Venus Williams 88,31 (68-9)

Billie Jean King 86,67 (65-10)

Evert 86,49 (96-15)

Goolagong 84,48 (49-9)

Smith Court 84,38 (27-5)

Davenport 80,33 (49-12)

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